L’ex difensore del Genoa Claudio Onofri, durante un collegamento con Lady Radio, ha avuto modo di parlare del momento difficile della Fiorentina: “Sono d’accordo con Vanoli sul fatto che parlare di moduli è inutile, perché poi sono le caratteristiche dei giocatori inseriti in quei ruoli che determinano lo schema stesso. Devi conoscere i movimenti dei tuoi compagni e degli avversari nella preparazione della partita. Per quello che ho visto io, Vanoli era quel tipo di allenatore, che impartiva una scaletta, un canovaccio da interpretare ad hoc cucito sull’avversario”.
Sulle probabilità di salvezza: “Sono previsioni impossibili da fare a questo punto della stagione, anche considerando che molto dipende dalle altre squadre coinvolte. Posso soffermarmi sul valore effettivo della rosa, che non ha nulla a che vedere con la zona retrocessione. Penso che ce la possano fare, non tranquillamente, ma migliorando la fase difensiva e la vena realizzativa. Finora sono solo 30 i gol segnati, sono numeri che determinano una classifica difficile. Bisogna essere cattivi e determinati“.
Aggiunge: “Tutto dipende da un equilibrio che non è così efficace, e che determina una paura costante partita dopo partita. La Fiorentina deve ritrovare le capacità emotive giuste per poi esaltare le qualità che appartengono a tanti giocatori della rosa viola, come Gudmundsson e Kean, ad esempio. C’entra poco la Fiorentina con quella classifica: occorre reagire al meglio”.
Sulla difesa a 3: “Riguardando la partita con l’Udinese noto che sia Rugani, che Pongracic ma anche lo stesso Ranieri, hanno le potenzialità per guidare una difesa e impostare il gioco dal basso. Però è il modo di stare in campo che determina. Io ho sempre ammirato Vanoli, ma non sta riuscendo a trasmettere ai suoi quel modo giusto di stare in campo. Le difficoltà di questa squadra non dipendono solo dalla difesa a 3″.
Su Gudmundsson: “Lo vedevo nel Genoa e quella maglia sembrava stargli stretta, poi però la sua carriera ha iniziato a diventare altalenante. È un limite dovuto alla sua personalità. A Genova giocava dappertutto, non dovrebbe avere un ruolo preciso, i suoi movimenti devono essere liberi ed istintivi. Al Genoa era davvero padrone del campo. Potenzialmente, Gud potrebbe giocare nelle più grandi squadre d’Europa“.
