Numeri da incubo per la Fiorentina. Radu Dragusin l'inamovibile della peggior difesa della Serie A

Il difensore in prestito con diritto di riscatto è l'unica "certezza" della difesa della Fiorentina in questo inizio di stagione

19 ottobre 2026 16:33
Numeri da incubo per la Fiorentina. Radu Dragusin l'inamovibile della peggior difesa della Serie A - Firenze, Stadio Franchi, 20.09.2026, Fiorentina-Napoli, foto Lisa Guglielmi. Copyright Labaroviola.com
Firenze, Stadio Franchi, 20.09.2026, Fiorentina-Napoli, foto Lisa Guglielmi. Copyright Labaroviola.com
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La sconfitta contro il Como rappresenta l'ennesimo campanello d'allarme per la Fiorentina, che dopo le prime sette giornate di campionato si ritrova ancora inchiodata al diciannovesimo posto in classifica, in piena zona retrocessione. Una situazione difficile da immaginare alla vigilia della stagione, soprattutto considerando le aspettative che si erano create intorno alla squadra viola dopo un mercato estivo importante, caratterizzato da investimenti significativi e dall'arrivo di giocatori dai quali ci si aspettava un contributo immediato. Eppure, almeno per il momento, il campo sta raccontando una storia completamente diversa, fatta di risultati deludenti, fragilità strutturali e prestazioni che continuano a lasciare più interrogativi che certezze.
Per i tifosi viola, quello che sta accadendo ha inevitabilmente il sapore amaro del déjà-vu. Soltanto dodici mesi fa, infatti, la Fiorentina si trovava ad affrontare una situazione molto simile, con una classifica preoccupante e una squadra incapace di trovare continuità nei risultati. Allora, sulla panchina gigliata sedeva Stefano Pioli, chiamato a guidare un gruppo che avrebbe dovuto ambire a ben altri obiettivi. Oggi, a distanza di un anno, il copione sembra ripetersi, con la formazione viola nuovamente costretta a fare i conti con una partenza estremamente complicata e con una posizione di classifica che rischia di compromettere fin da subito le ambizioni stagionali.

Il dato che colpisce maggiormente è la sostanziale vicinanza tra il rendimento della precedente gestione e quello dell'attuale progetto tecnico, affidato alla coppia Grosso-Vanoli. La differenza di un solo punto tra le due situazioni fotografa efficacemente le difficoltà di una squadra che, nonostante il cambio di interpreti e le aspettative generate dal mercato, non sembra ancora aver trovato la strada giusta. Naturalmente, le attenuanti non mancano: rivoluzionare quasi completamente una rosa significa dover ricostruire automatismi, gerarchie e meccanismi di gioco. L'intesa tra i nuovi arrivati non può essere raggiunta dall'oggi al domani e un periodo di assestamento è fisiologico. Tuttavia, il tempo necessario per trovare la giusta amalgama non può diventare una giustificazione permanente, soprattutto quando i risultati continuano a peggiorare e la classifica impone una reazione immediata.
Tra le principali criticità emerse in questo avvio di stagione, il reparto difensivo occupa senza dubbio una posizione centrale. I numeri sono impietosi: 17 gol incassati nelle prime sette giornate di campionato, una media di oltre due reti subite a partita. Un dato che evidenzia una fragilità evidente e che rende estremamente complicato per la Fiorentina costruire risultati positivi, anche nelle gare in cui la squadra riesce a produrre qualcosa di interessante nella metà campo avversaria.
La questione, inoltre, non sembra dipendere esclusivamente dalla qualità degli avversari affrontati. La Fiorentina ha mostrato difficoltà contro squadre con caratteristiche offensive differenti, dando spesso l'impressione di concedere troppo spazio, perdere le distanze tra i reparti e arrivare in ritardo nelle situazioni decisive. La linea arretrata fatica a trovare compattezza, mentre la protezione garantita dal centrocampo non sempre appare sufficiente. Ne deriva una squadra esposta, che concede occasioni con una frequenza preoccupante e che non riesce a trasformare la fase difensiva in una base solida sulla quale costruire il proprio gioco.

All'interno di questo scenario, l'attenzione si concentra inevitabilmente su Radu Dragusin. Il difensore rumeno, arrivato in estate con la formula del prestito e un obbligo di riscatto legato alle presenze, è stato fin qui uno degli elementi maggiormente coinvolti nella nuova struttura difensiva viola. La sua presenza è diventata una costante in una retroguardia che, nonostante i cambiamenti apportati durante il mercato estivo, continua a manifestare evidenti problemi di organizzazione e affidabilità.

Dragusin era arrivato con l'obiettivo di portare fisicità, aggressività e solidità a un reparto che aveva bisogno di nuovi punti di riferimento. Le sue caratteristiche sembravano poter rappresentare un valore aggiunto, soprattutto nelle situazioni di duello individuale e nel gioco aereo. Il suo percorso in maglia viola, tuttavia, non ha ancora restituito le garanzie che ci si sarebbe aspettati da un difensore chiamato a ricoprire un ruolo così importante all'interno della squadra.
Le prestazioni offerte nelle prime giornate sono state spesso al di sotto delle aspettative e hanno alimentato dubbi sulla sua capacità di diventare rapidamente un elemento affidabile per la retroguardia gigliata. In diverse occasioni sono emerse incertezze nella lettura delle situazioni, difficoltà nel mantenere la posizione e problemi nella gestione degli attacchi avversari. Aspetti che, in una squadra già poco equilibrata, finiscono inevitabilmente per assumere un peso ancora maggiore.

È chiaro che sarebbe riduttivo attribuire esclusivamente al difensore rumeno la responsabilità dei 17 gol subiti dalla Fiorentina. La fase difensiva coinvolge l'intero collettivo e dipende da molteplici fattori, dalla pressione esercitata dagli attaccanti alla copertura del centrocampo, passando per il posizionamento della linea arretrata e la comunicazione tra i singoli interpreti. Tuttavia, quando un giocatore viene impiegato con continuità e rappresenta uno dei punti di riferimento del reparto, è inevitabile che finisca sotto la lente d'ingrandimento, soprattutto se la squadra continua a incassare reti con una frequenza così elevata.

Davanti a David De Gea, chiamato spesso a intervenire per limitare i danni, la difesa viola non è ancora riuscita a costruire quella solidità necessaria per affrontare con maggiore serenità le partite. Il portiere spagnolo si ritrova così esposto a una quantità di situazioni pericolose che rischiano di trasformare ogni gara in una prova di resistenza. E quando la retroguardia non offre adeguate garanzie, anche le prestazioni individuali dei suoi componenti finiscono per essere condizionate dal contesto generale.
Nel bilancio fin qui negativo di Dragusin esiste, però, un'eccezione significativa: la partita contro il Napoli. In quell'occasione, il difensore rumeno era riuscito a offrire una prestazione di alto livello, distinguendosi per personalità, attenzione e capacità di contrastare efficacemente Rasmus Hojlund. Il duello con l'attaccante danese aveva messo in evidenza le qualità fisiche del centrale viola, capace di reggere il confronto e di limitare l'impatto offensivo di uno degli avversari più pericolosi.
Quella prova aveva rappresentato un segnale incoraggiante, tanto da valergli il riconoscimento di migliore in campo in una delle uscite più convincenti della Fiorentina in questo primo scorcio di stagione. Per novanta minuti, Dragusin era sembrato il difensore che la società aveva immaginato di portare a Firenze: un centrale solido, determinato e in grado di imporsi nei duelli individuali, offrendo sicurezza ai compagni e contribuendo alla tenuta complessiva della squadra.
Il problema è che quella prestazione non ha ancora trovato una continuità sufficiente. Una singola partita positiva, per quanto significativa, non può cancellare le difficoltà mostrate nelle altre giornate né rappresentare da sola la garanzia di un'inversione di tendenza. Per un difensore che deve contribuire alla ricostruzione di un reparto in evidente difficoltà, la continuità rappresenta infatti un requisito fondamentale. Non basta riuscire a neutralizzare un avversario di alto livello in una singola occasione: occorre mantenere lo stesso grado di concentrazione, affidabilità e precisione anche contro squadre che adottano strategie differenti.
La Fiorentina si trova ora davanti a un passaggio delicato della propria stagione. La posizione in classifica non consente di rimandare ulteriormente la ricerca di soluzioni e il reparto arretrato deve necessariamente diventare una priorità. Il lavoro dello staff tecnico dovrà concentrarsi sul recupero degli equilibri, sulla riduzione degli errori individuali e sulla capacità di rendere la squadra più compatta nelle due fasi di gioco.
In questo percorso, anche Dragusin sarà chiamato a dare risposte concrete. Il difensore rumeno dovrà dimostrare di poter trasformare le buone indicazioni offerte contro il Napoli in un rendimento più costante, ritrovando sicurezza nelle letture e maggiore precisione negli interventi. La sua crescita potrebbe rivelarsi determinante per una retroguardia che, al momento, sembra ancora alla ricerca di certezze e di una gerarchia capace di garantire stabilità.
Allo stesso tempo, sarebbe un errore considerare il centrale rumeno come l'unico responsabile della situazione. La Fiorentina deve ritrovare un'identità difensiva condivisa, nella quale ogni reparto contribuisca a proteggere la propria porta e ogni giocatore sappia esattamente quali compiti svolgere. Senza un miglioramento collettivo, anche le prestazioni individuali rischiano di rimanere isolate e di non produrre effetti concreti sui risultati.
Il bilancio delle prime sette giornate resta quindi fortemente negativo. Diciassette reti subite, nessuna partita conclusa a porta inviolata e il diciannovesimo posto in classifica costituiscono un quadro che non può lasciare tranquilli né la società né i tifosi. Il mercato estivo aveva alimentato ambizioni importanti, ma adesso la priorità è impedire che una partenza complicata si trasformi in una crisi sempre più profonda.
Per Dragusin, così come per l'intero reparto difensivo, è arrivato il momento di passare dalle aspettative ai fatti. La prestazione contro il Napoli ha dimostrato che il difensore possiede le qualità per offrire un contributo importante, ma il campionato richiede molto più di un singolo acuto. La Fiorentina ha bisogno di certezze, di continuità e soprattutto di una difesa capace di smettere di concedere gol con tale facilità. Perché, prima ancora di tornare a inseguire obiettivi ambiziosi, la squadra viola deve ritrovare le basi necessarie per uscire dalla zona retrocessione e dimostrare di poter invertire una rotta che, dopo sette giornate, si è fatta pericolosamente simile a quella già vissuta dodici mesi fa.