Questo un estratto dell’articolo del Corriere fiorentino sulla storia della Fiorentina quando ha deciso di puntare sui giovani:

Essere giovani non deve essere una scusa, questo il monito lanciato da Pioli dopo la partita contro la Lazio. E la Fiorentina, con un’età media tra i suoi titolari di 23 anni la Fiorentina è la squadra più giovane, non solo in serie A, ma anche tra quelle che dei primi 5 campionati europei. I “peccati di gioventù” stanno saltando agli occhi soprattutto nelle partite in trasferta, dove i viola hanno racimolato un solo punto.

Eppure, è stata proprio quella passata alla storia come Fiorentina Ye-Ye una delle squadre più belle e vincenti che si siano mai viste a Firenze. La formazione allenata da Pesaola per vincere lo scudetto ebbe bisogno di una robusta iniezione di esperienza con Amarildo e Maraschi. E quando con Chiappella le cose non andavano bene ci si rifugiava spesso nella giustificazione che oggi a Pioli non piace «Sono ragazzi, devono crescere».

Quella stagione è sempre stata un punto di riferimento per tutti i presidenti viola e appena quattro campionati dopo il tricolore si pensò che potesse essere già arrivato il momento del bis, se solo si fosse praticata l’antica arte della pazienza. Merito di una generazione nata a cavallo negli anni cinquanta: Della Martira 1951, Roggi 1953, Casarsa 1953, Guerini, 1953, Caso 1954, Desolati 1955 e soprattutto lui: Giancarlo Antognoni, 1954. Allenatore un Gigi Radice neanche quarantenne. Una cascata di gioventù che venne accolta con entusiasmo a Firenze e che fece digerire senza neanche troppe lacrime la partenza di un mostro sacro come Picchio De Sisti. Su quei ragazzi aleggiava però l’ombra nera della sfortuna e forse anche la sopravvalutazione di qualcuno dei protagonisti.

Roggi e Guerini smisero di giocare sotto i ventitrè anni in seguito ad un grave incidente, Desolati venne falcidiato dai continui infortuni. Rimase solo Antognoni, poi raggiunto da Giovanni Galli, ma era troppo poco per parlare davvero di linea verde. Non a caso, quando arrivarono i Pontello si provò a vincere lo scudetto con uomini di grande esperienza: Graziani, Pecci, Cuccureddu, più qualche ragazzo di sicuro avvenire come Monelli e Massaro. La squadra a cui venne tolto lo scudetto nel 1982 aveva un’età media in linea con tutte le altre. Solo con l’arrivo sulla panchina viola del quarantunenne Agroppi si tornò a puntare sulla freschezza della gioventù: Baggio, Berti, Pascucci, Onorati, Davide Pellegrini e ancora Monelli, solo 22enne.

Andò molto bene e l’anno dopo sarebbe arrivato dal mercato una bella promessa olandese, un certo Marco Van Basten, ma all’improvviso saltò tutto. Alla fine comunque è giusto puntare su chi ha ancora da dare il meglio della propria carriera, basta che ci sia la qualità. Al via del campionato 94/95 la Fiorentina appena tornata in serie A presentava in porta il ventitreenne Toldo, a centrocampo il ventiduenne Rui Costa e in attacco il venticinquenne Batistuta.

Quando, dopo un grande girone di andata, le cose cominciarono ad andare male si tirò inevitabilmente in ballo l’inesperienza e sull’argomento Ranieri fu molto più possibilista di Pioli. Nella stagione successiva invece tutto funzionò al meglio e alla fine arrivarono un grande terzo posto e soprattutto la conquista della Coppa Italia. Fu insomma aperto un ciclo che durò fino alla partenza di Batigol, estate del duemila, ma erano, appunto, Toldo, Rui Costa e Batistuta: sapranno nel giro di dodici mesi Lafont, Benassi, Chiesa e Simeone fare la stessa cosa?