Nelle ultime dodici partite il Como non ha mai conosciuto la sconfitta, mentre la Fiorentina non ha ancora trovato una vittoria nello stesso arco di tempo. Due percorsi diametralmente opposti che rispecchiano in modo quasi perfetto la distanza tra i due progetti societari.
Da una parte ci sono i lariani, sostenuti da una proprietà solida e da una visione che affonda le radici nel lavoro degli ultimi anni. Società strutturata, scouting internazionale di alto livello, un allenatore giovane ma già capace di proporre un calcio moderno e offensivo, e una squadra costruita con intelligenza: talento fresco unito all’esperienza di giocatori con un passato importante. Un mix che ha generato entusiasmo, identità e risultati.
Dall’altra parte c’è la Fiorentina, oggi il negativo fotografico del Como. Una società ridotta all’essenziale, con un presidente distante e incapace, suo malgrado, di trasmettere presenza e continuità. Una squadra sempre più scarica, sia fisicamente che mentalmente, priva di certezze e di un’idea di gioco riconoscibile. E un tecnico appena arrivato, costretto a tentare la missione più complessa: invertire una rotta che, dopo un terzo di stagione, appare già compromessa. Due squadre, due filosofie, due destini: dove c’è programmazione si vola, dove manca si affonda.
