Benedetto Ferrara, giornalista di Repubblica, dedica oggi un approfondimento alla vicenda Borja Valero-Fiorentina: “Mai la famiglia Valero avrebbe pensato che un giorno ci sarebbe stato uno strappo, che qualcuno gli avrebbe consigliato di trovarsi un’altra squadra per poi uscir fuori col solito giochetto del tradimento. Non è facile slegare dalla città chi si è legato veramente. Anche con Prandelli fu faticoso, tanti abboccarono ma il prezzo del declino fu duro da pagare. Anche con Borja è in atto quel teatrino, che poi è un classico del calcio e degli addii più illustri di casa Fiorentina. Per lui uno dei momenti più difficili di questa avventura, ma ripagati da ricordi che non hanno prezzo, come quel 4-2 alla Juventus, quando in campo fu travolto da un boato di felicità collettiva mai vissuto prima. I cinque anni del Borja fiorentino sono i musei e le strade del centro. E il gelato del Badiani, il caffè al baretto di piazza San Pancrazio, il ristorante ai tredici gobbi. E poi gli amici della Settignanese, dove gioca Alvaro, il primogenito che non riesce ancora a farsi una ragione di questo addio. Firenze per Borja è stata anche la casa dove ha pianto per la morte della madre e gioito per la nascita della figlia Lucia. Firenze è un tatuaggio che serve a raccontare di un amore vero, che comunque non potrà mai finire. Alla faccia di bugie sparse in giro come veleno. Chi conosce Borja conosce la verità. Chi ha conosciuto quella Fiorentina ricorda bene il senso di un calcio diverso e felice”.

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