Fiorentina-Lazio è tante cose tutte insieme: la possibilità di compiere un salto quasi decisivo verso l’agognata salvezza e l’occasione di ripartire dopo la desolante trasferta di Londra, che ha trasformato il sogno della Conference in un incubo. Ma alzi la mano chi stasera al Franchi non avrà la tentazione di dare un’occhiata interessata all’altra panchina dove si agiterà l’uomo dei sogni. Maurizio Sarri, detto il comandante, è il più gettonato tra i tifosi per rilanciare la Viola appassita.
Lo è da molte primavere, ma per un motivo o per l’altro, questo matrimonio non si è fatto. Rivali per una notte e a giugno, magari, insieme. Ora o mai più perché Sarri non è un ragazzino e il momento è adesso. La Fiorentina ha bisogno di uno così, sanguigno, appassionato, romantico, che la possa capire e al tempo stesso scuotere.
Sarri non è un allenatore facile. Paratici, che dovrà ricostruire la Fiorentina dalle fondamenta, lo ha voluto alla Juve e insieme hanno vinto lo scudetto, ma non è stato un matrimonio fortunato perché è difficile portare il Diavolo in chiesa e Sarri è sempre stato antijuventino e sempre contro il potere delle grandi e anche per questo, oltreché per il gioco organizzato e spettacolare, lo hanno amato a Napoli e alla Lazio. Firenze sarebbe la chiusura perfetta del cerchio. Maurizio è tifoso viola e la storiella che la mattina si fa la barba cantando l’inno della Fiorentina ha fatto il giro della città.
È il momento, dicevamo, e c’è l’opportunità. Il matrimonio di Sarri con Lotito è tutt’altro che solido, pieno di incomprensioni e di malintesi che hanno avvelenato l’annata biancoceleste. La classifica della Lazio è deludente, ma considerando le disavventure a cui è andata incontro la squadra, il mercato bloccato in estate e le cessioni importanti a gennaio, il lavoro dell’allenatore è stato più che positivo. Sarri, insomma, non esce ridimensionato da questa stagione anonima in cui la Lazio è ancora in corsa per centrare la finale di Coppa Italia. Con la Fiorentina si sono sfiorati, mai amati. L’incontro turbolento con Barone, lungamente smentito dalla società viola, fa parte del passato. Adesso ci sarebbero le condizioni giuste. Sarri sarebbe anche un aiuto prezioso per orientare le scelte sulla squadra del futuro.
Ma prima di tutto la Fiorentina dovrà mettere al sicuro il risultato, cioè la salvezza. Molto passerà dalle prossime due partite, stasera in quel che resta del Franchi e tra una settimana nello scontro diretto con il Lecce. La Viola, dopo mesi sott’acqua, parte da una posizione di vantaggio e se dovesse vincere metterebbe 8 punti tra sé e la zona rossa. Ma, perdonateci, se non ci fidiamo. Non possiamo farlo.
Troppe pause e cadute, come Udine e Londra, tanto per restare nel recente passato, o prestazioni vuote come a Verona, dove la Fiorentina ha vinto dopo essere stata dominata. La Lazio non ha molto da chiedere al campionato, ma considerarla vittima sacrificale sarebbe l’errore più grave che la strampalata banda viola, peraltro in emergenza, potrebbe commettere. I biancocelesti, anche loro senza molti titolari, vengono da una striscia positiva che deve mettere in allarme Vanoli e i suoi discepoli: tre vittorie nelle ultime quattro partite.
Insomma, non ci sarà da scherzare. La Fiorentina ha un’occasione d’oro: mettersi al riparo prima che il calendario, negli ultimi quattro week end, diventi una strada tortuosa. Provare a sfruttarla è un obbligo. Lo scrive il Corriere Fiorentino.
