Si può essere capitani anche senza fascia. Si può dimostrare maturità facendo un passo indietro. Como-Fiorentina ha certificato un nuovo inizio per Luca Ranieri, leader dimenticato, poi scongelato al momento del bisogno. Perché quando il gioco si fa duro… eccetera eccetera. Paolo Vanoli avrà pensato a questo, fuori Pietro Comuzzo, classe 2005, faccia pulita e potenziale da vendere, dentro il “vecchio” Ranieri, sbruffone alle volte, provocatore nei confronti degli attaccanti che incrocia (chiedere ad Alvaro Morata). Serviva uno come lui, spigoloso al punto giusto, per contrastare il patinato Como di Cesc Fabregas. Il numero sei ha risposto presente: a fianco di Marin Pongracic ha fatto il Ranieri, machiavellico nell’interpretazione del ruolo. Nel post gara si è sfogato, parlando del momento difficile che ha vissuto, e soprattutto di responsabilità personale, che sente dentro per la disastrosa annata della Fiorentina.
Aveva bisogno di qualche giro fuori dalla pista per poi rientrare più lucido, lo ha fatto capire lo stesso Vanoli. Sono bastati appena 90 minuti di applicazione zen dopo un periodo in naftalina per far passare dalla sua parte tanti che mal sopportavano i suoi atteggiamenti. Impossibile rivalutare tutto quello che è stato Ranieri da una sola partita, una cosa è certa: ora è recuperato e non può essere certamente considerato una riserva. La situazione là dietro si fa interessante: perché c’è Daniele Rugani che sprinta per essere a disposizione per la gara di lunedì prossimo col Pisa, perché c’è Comuzzo in calando e Pongracic che, nonostante evidenti passaggi a vuoto, è unico e insostituibile per caratteristiche. Con il ritorno della Conference (Rugani non è in lista Uefa) i due centrali si potranno alternare a seconda degli avversari, certo è che, per la granitica prova del Sinigaglia, diventa difficile a oggi pensare che fra sette giorni la coppia davanti a De Gea possa essere diversa da quella vista a Como. Lo riporta il Corriere dello Sport.
