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Corriere dello Sport duro: “Piccoli il manifesto di un crash-test fallito dalla Fiorentina”

Firenze, Stadio Franchi, 22.03.2026, Fiorentina-Inter, foto Lisa Guglielmi. Copyright Labaroviola.com

Rassegna Stampa

Corriere dello Sport duro: “Piccoli il manifesto di un crash-test fallito dalla Fiorentina”

Redazione

10 Aprile · 09:09

Aggiornamento: 10 Aprile 2026 · 09:09

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Stagione che diventa da libro nero della storia del club

Era la serata che poteva dare un senso alla stagione della Fiorentina ma anche a quella di Roberto Piccoli, uno che gioca da inizio anno con il cartellino del prezzo speso dai viola ad agosto (25 milioni bonus esclusi). Invece dopo quanto accaduto nel sud di Londra, in quella che potrebbe essere l’ultima trasferta europea viola per tanto tempo se la squadra non si darà una scossa al ritorno, i giudizi già negativi sull’annata, di squadra e dei singoli, diventano ancor più scuri. Così come, tornando ai singoli e al numero novantuno, diventa ancor più paradossale l’operazione fatta in estate per prelevarlo dal Cagliari.
Piccoli rimane in campo per 90′ più recupero, lotta, si sbatte ma passa un’intera partita nella centrifuga rossoblù del Crystal Palace e nel taschino di Maxence Lacroix, uno che ha appena debuttato in nazionale francese (e si vede, chapeau). Lo spessore diverso si nota soprattutto sotto il piano fisico: è una Fiorentina con la lingua di fuori sin dal fischio d’inizio, in imbarazzo atletico di fronte a una squadra di triatleti forgiata dal ritmo della Premier, e così anche un centravanti fisico, per come lo si intende in Italia, uno che in Serie A si fa spazio a sportellate, nel contesto britannico viene travolto e diventa un peso piuma. Solo in un’occasione riesce ad andare via nel corpo a corpo con Lacroix, che poi lo rimonta.
È lui il volto della serata nera dei viola, il manifesto di un crash-test fallito, un altro bagno di umiltà per il movimento italiano (si affrontavano la quattordicesima della Premier contro la quindicesima della Serie A, ma non sembrava).  Certo, poi non è stato aiutato da nessun compagno (tutti sconfitti dai duelli personali con i diretti avversari, con menzione speciale per Robin Gosens, apparso più di tutti in deficit motorio nei confronti delle Eagles sin da subito) e spesso si è ritrovato da solo, in mezzo alla morsa dei tre centrali di casa. 

L’ex Cagliari detta i movimenti, prova a prendere posizione, guadagna qualche fallo in mezzo al campo ma è tutto vano perché intorno a lui non gira nulla. La frustrazione tipica del numero nove che si trova abbandonato a se stesso lo porta ad alzare il braccio (sempre sul suo francobollo, Lacroix) e prendere l’ammonizione al 68′. Nella ripresa si fa notare per questo e per una conclusione di prima intenzione controllata comunque senza problemi da Henderson, unico tiro in porta in 95′ per lui.

Nella notte che cancella quasi completamente il palliativo Conference da una stagione che, adesso sì, diventa da libro nero della storia del club, viene normale chiedersi cosa sarebbe successo se… Quel se ha le sembianze di Moise Kean, rimasto a casa per i cronici problemi alla tibia: e anche in vista dell’impresa ai limiti del possibile da provare al ritorno diventa per Vanoli fondamentale provare a ritrovare Kean (magari il miglior Kean, non la versione vista a Verona). Anche perché – la dimostrazione è arrivata ieri, ma pareva evidente già da prima – il peso offensivo della Fiorentina non può ricadere tutto sulle spalle di Piccoli: in panchina a Selhurst Park c’era il solo Riccardo Braschi, una dozzina di minuti mal contati in prima squadra in carriera. Lo riporta il Corriere dello Sport.

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