Non bastasse la recente storia del centrocampo viola, cominciata dopo l’addio di Palladino, sarebbe sufficiente fermarsi alla gara di domani contro la Lazio per rendersi conto che il nome di Danilo Cataldi rappresenta una ferita ancora aperta. Nella giornata di campionato in cui non potrà esserci l’insostituibile Fagioli, assente per squalifica, il ritorno del centrocampista romano al Franchi sancisce un altro rimpianto dopo quelli accumulati nei mesi scorsi, almeno su quel che poteva essere il rendimento del reparto.
Alla continua ricerca di una quadratura tattica, e pure di un tasso di personalità che nella squadra viola è sempre stato deficitario soprattutto in mezzo al campo, pensare che la scorsa estate la Fiorentina avrebbe potuto riscattare Cataldi a 4 milioni di euro oggi sembra persino un paradosso, tanto più se alla valutazione in questione si affiancano i 16 milioni investiti su Sohm poi ceduto al Bologna e gli altri 27 messi in conto tra Brescianini e Fabbian (oltre che il prestito di Nicolussi Caviglia interrotto dopo 6 mesi). Insomma considerate quali e quante difficoltà abbia incontrato Pioli prima e Vanoli poi nell’individuare la formula giusta per il centrocampo, dove solo Fagioli ha offerto un rendimento costante, aver potuto confermare la continuità di Cataldi avrebbe fatto probabilmente comodo, anche a dispetto dei dubbi sulla tenuta fisica emersi l’anno scorso. A rileggere le statistiche del mediano l’ultima annata è filata via molto più liscia rispetto alla precedente, quando con 13 assenze in tutto Cataldi era rimasto fuori per un totale di quasi due mesi e mezzo (74 giorni). Colpa di fastidi muscolari e di problemi al polpaccio che si sono riproposti anche quest’anno alla Lazio, anche se la quota di assenze si è ridotta.
Capitano in 7 delle 28 presenze complessive tra campionato e Coppa Italia, a conferma del tasso di personalità, Sarri ha dovuto fare a meno di lui solo in 5 gare, di cui una per semplice squalifica dovuta a somma di ammonizioni. Un feeling, in biancoceleste, che Cataldi non ha mai nascosto visto che, come raccontato dal suo procuratore Riso «quando si chiuse il trasferimento alla Fiorentina era un uomo distrutto», e che in parte ha influenzato anche dal suo punto di vista la separazione, ma dal quale i viola si sarebbero potuti tutelare se al di là dei dissidi con Palladino, poi sfociati nelle dimissioni, si fossero premurati di riscattare il centrocampista. Era arrivato un anno prima Cataldi, nelle ultime ore di un mercato estivo in cui Pradè aveva chiuso anche per gli arrivi di Bove e Gosens, e in fretta era diventato inamovibile nelle geometrie di una squadra che avrebbe chiuso il campionato al sesto posto e la Conference League in semifinale.
Già nel girone d’andata esserselo ritrovato di fronte è costato caro alla Fiorentina, finita in svantaggio nel 2-2 finale proprio per il gol dell’ex, così domani al Franchi sarà anche da Cataldi che i viola si dovranno guardare. Per l’equilibrio che è riuscito a dare alla mediana di Sarri com’era riuscito a fare a Firenze, ma anche per gli inserimenti che quest’anno gli sono valsi 3 gol. Lo scrive il Corriere Fiorentino.
