Roberto Piccoli era stato scelto per ampliare le soluzioni offensive della Fiorentina, ma a distanza di una stagione il bilancio complessivo racconta una storia ben diversa dalle aspettative iniziali. Più della serata negativa di Londra, sono i numeri stagionali a delineare un quadro preoccupante: il contributo in termini di gol e assist resta estremamente limitato per un attaccante chiamato a incidere in una squadra con ambizioni europee.
Il dato che più colpisce è proprio la produzione offensiva complessiva, unita alla capacità tecnica ed attitudinale a legare il gioco, entrambi insufficienti per giustificare fiducia e investimento. In una stagione lunga e ricco di opportunità, Piccoli non è riuscito a garantire quella continuità realizzativa che ci si aspetta da una punta di Serie A, né ha compensato con assist o partecipazione concreta alla manovra offensiva. Numeri freddi, ma eloquenti, che lo collocano ben al di sotto degli standard richiesti a Firenze.
E poi c’è la questione economica, che oggettivamente è tutt’altro che marginale. I circa 27 milioni di euro investiti, bonus inclusi, pesano come un macigno nel giudizio complessivo. Una cifra considerata già elevata al momento dell’acquisto, soprattutto alla luce di un solo campionato discreto disputato a Cagliari. Oggi, alla prova dei fatti, quel prezzo appare sproporzionato: con un esborso decisamente inferiore, anche un buon attaccante di Serie B avrebbe potuto garantire una produzione statistica simile, se non superiore.
Il problema, quindi, non è soltanto tecnico ma anche progettuale. La Fiorentina aveva immaginato Piccoli come un’alternativa credibile, forse persino complementare, a Moise Kean. Tuttavia, il campo non ha confermato questa visione. E ora lo scenario si complica ulteriormente: con la possibile partenza di Kean a giugno, l’idea che Piccoli possa ereditare il ruolo di centravanti titolare non rassicura affatto l’ambiente viola, per usare un eufemismo.
Anzi, tra i tifosi serpeggia più di una preoccupazione. Affidare l’attacco a un giocatore che non ha dimostrato di poter reggere certi livelli rischia di rappresentare un freno significativo alle speranze di rinnovamento affidate a Fabio Paratici. Sarà lui a ridisegnare la Fiorentina e l’attacco ha da sempre assoluto bisogno di certezze anche nelle alternative.
