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Polverosi: “Italia? Rivoluzioni, dimissioni, fughe, non me ne frega niente. A casa anche stavolta”

Rassegna Stampa

Polverosi: “Italia? Rivoluzioni, dimissioni, fughe, non me ne frega niente. A casa anche stavolta”

Redazione

1 Aprile · 09:35

Aggiornamento: 1 Aprile 2026 · 09:35

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"Gli occhi sono ancora piantati sullo schermo dove passa la faccia cupa di Gattuso, come lo erano quelle di Mancini e di Spalletti"

Nelle pagine del Corriere dello Sport troviamo un articolo di Alberto Polverosi: “Non è possibile, non è vero, non ci credo. Invece è così, è vero e bisogna crederci. Un altro disastro, un’altra volta fuori dal Mondiale. Quello che accadrà domani non mi interessa. Rivoluzioni, dimissioni, fughe, non me ne frega niente. Gli occhi sono ancora piantati sullo schermo dove passa la faccia cupa di Gattuso, come lo erano quelle di Mancini e di Spalletti. E’ capitato di nuovo, a casa anche stavolta. Fatico a raccontare quello che è successo a Zenica, non è fastidio, non è disagio, è dolore, è quel male che ti entra dentro e non ti lascia. Ne ricordo uno simile nel pomeriggio di Natal, in Brasile, nell’ultima partita del nostro ultimo Mondiale, quello del morso di Suarez a Chiellini, della folle espulsione di Marchisio, del colpo di testa finale di Godin. A pensarci ora dovevamo essere felici, altro che tristi, stavamo tornando a casa ma avevamo giocato un Mondiale.

Per la terza volta, invece, non ci imbarchiamo su quell’aereo. Dopo il gol di Kean abbiamo avuto qualche difficoltà nella nostra area, non sempre le marcature erano corrette, tanto meno efficaci. Non abbiamo rischiato chissà cosa, però i bosniaci hanno aumentato la pressione e costretto Politano a fare il terzino, soprattutto rovesciavano un bel po’ di palloni davanti a Donnarumma. Già, il capitano. Era nervosetto a Bergamo, ieri sera si è fidato troppo dei suoi piedi. Quei rilanci, con palla ferma, erano sempre piuttosto corti. Uno, purtroppo, è stato troppo corto e con la difesa alta per recuperare campo Bastoni ha commesso il fallo da rosso. E’ vero, anche Vasilj ci aveva dato una bella spinta per andare in vantaggio, regalando il pallone a Barella che poi dal destro di Kean è finito all’incrocio. Ma Donnarumma non è Vasilj e un errore così, commesso dal portiere del Milan, del Psg e del Manchester City fa effetto. Siamo rimasti in dieci a fine primo tempo, inevitabile il cambio di Retegui con Gatti. Ci aspettava una ripresa di vera, interminabile sofferenza. I bosniaci ci hanno rinchiuso negli ultimi trenta metri di campo, danzavano come apaches intorno alla carovana.

Abbiamo perso tempo prima delle rimesse laterali e per qualche contrasto gli azzurri restavano a terra. Non troppo sportivo, ma dovevamo respirare. Per tre volte abbiamo avuto la forza di ripartire e tre volte siamo andati a un passo dal 2-0, prima con Kean, un leone, poi con Esposito, infine con Dimarco. Tre gol mangiati, c’era da aver paura perché il calcio non perdona. E infatti… L’arrembaggio non finiva mai. In campo non c’era l’Italia, c’era l’anima di Gattuso. Stavamo reggendo con la forza dei nervi, con la rabbia, i muscoli, l’orgoglio, la voglia di non mollare. Al centesimo cross la Bosnia ha segnato, mancavano dieci minuti al 90′, ce ne aspettavano altri trenta ai supplementari.

Ci siamo ancora difesi e abbiamo avuto ancora un’altra occasione con Esposito. Non c’è andata bene nemmeno con Turpin che ha trasformato un rosso chiaro per Muharemovic in giallo nel finale del primo supplementare e non si è accorto (nemmeno quelli al Var) di una deviazione col braccio sempre di Muharemovic nella sua area di rigore. Ormai non avevamo che un obiettivo, arrivare ai calci di rigore. Centotrenta minuti di battaglia, ottantaquattro con un uomo in meno. Poi, sul dischetto è finito tutto. Il 12 giugno, a Toronto, giocherà la Bosnia contro il Canada. Noi saremo di nuovo qui, davanti alla tv, a pensare a questa serata, a ricordare Zenica come una maledizione. Un’altra di una lunga serie. Verrebbe voglia di dimettersi da tifoso della Nazionale, ma non ci riesco nemmeno in un sera come questa”.

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