Intendiamoci, il biondo islandese non sta certo peccando per impegno e dedizione: spostato in un ruolo non propriamente suo, largo a sinistra, si è distinto anche per una buona predisposizione al ripiegamento in fase di non possesso; è chiaro che però a Gud tutti chiedano molto di più. Lo ha fatto intendere lo stesso Vanoli. Lo pretende la piazza, ma anche un club che per portarlo a Firenze, tra prestito oneroso e riscatto datato maggio 2025, più di 20 milioni (8 di prestito e 13 di riscatto, con uno sconto di circa 4 milioni da parte del Genoa). Il primo anno era stato condizionato dalle incomprensioni con Palladino, dagli infortuni e soprattutto dall’extra-campo, con le accuse di cattiva condotta sessuale e il relativo processo. La Fiorentina aveva scelto comunque di scommettere su di lui. A inizio dell’attuale stagione è arrivata la parola fine alle vicende giudiziarie, poi un buon periodo con Vanoli, il gol da applausi all’Udinese, nella prima vittoria in Serie A della Fiorentina, insomma, segnali di rinascita. “Adesso vedremo il vero Gudmundsson” era la convinzione che si respirava al Viola Park, tant’è che, nonostante nei primi giorni di gennaio qualche squadra abbia bussato alla porta per chiedere informazioni, la dirigenza ha stoppato tutto sul nascere.
Arriviamo ai giorni d’oggi, alla svolta tattica e a Gud alto a sinistra. In quella zona, lontano dalla porta, fa fatica a incidere in zona gol: due assist sì, contro Milan e Bologna, con due cross al bacio per Comuzzo e Mandragora, ma nessun gol su azione (un centro su rigore contro la Lazio) nelle ultime otto, a Napoli un solo tiro in porta, il colpo di testa risputato fuori dallo specchio da un super Meret. L’impressione è che Gud si stia mettendo abiti che non gli calzano a pennello: anche a sinistra la sua qualità viene fuori, spesso porta a scuola il diretto avversario con finte di corpo che fanno girare la testa a tutti, poi però ha difficoltà nell’associarsi coi compagni (che non gli danno una grande mano, va detto). Nell’assalto finale al Maradona, Vanoli lo ha spostato in una zona più centrale del campo, alle spalle del duo Piccoli-Kean, una soluzione emergenziale ma che può anticipare il tentativo di rimettere l’islandese al centro di tutto. Anche perché per la corsia sinistra sono stati presi sia Solomon che Harrison, due abituati a giocare in quella zona. In più, l’unica altra fonte di gioco, Fagioli, sta subendo un trattamento speciale da parte degli allenatori avversari. Serve un’alternativa, un altro giocatore in grado di prendersi i possessi che scottano. E chi meglio del dieci? Lo scrive il Corriere dello Sport.
