La partita contro l’Udinese potrebbe rappresentare un punto di svolta nella stagione, e forse nella carriera viola, di Albert Gudmundsson. L’islandese è infatti tornato al gol su azione, evento tutt’altro che banale: l’ultima rete non su rigore in campionato risaliva alla sfida contro la Juventus, mentre fino a questo momento in Serie A aveva segnato soltanto dal dischetto. Un dato che racconta bene le difficoltà vissute, ma che rende ancora più significativo il segnale lanciato contro l’Udinese.
La sua è stata una prestazione di altissimo livello, da “10” pieno, non solo per il gol. Gudmundsson ha colpito un palo, ha mostrato giocate di grande qualità tecnica, personalità e continuità nell’arco dei 90 minuti. Ma soprattutto ha interpretato il ruolo in modo diverso dal solito. Non più una seconda punta pura, sempre dentro al campo e legata a posizioni rigide, bensì un giocatore con libertà totale di movimento, capace di svariare, allargarsi, abbassarsi e scegliere gli spazi migliori in cui ricevere palla. In questo senso è stata fondamentale la presenza di Ndour dal punto di vista tattico. I due si sono scambiati di posizione spesso, togliendo punti di riferimento alla difesa avversaria: un aspetto che ha favorito enormemente Gudmundsson, permettendogli di esprimersi con maggiore naturalezza. Inoltre, Indur ha alleggerito il suo carico di lavoro senza palla: Gudmundsson è apparso più libero mentalmente, meno condizionato dalla fase di non possesso, più concentrato sull’attacco e sulla giocata decisiva.
Il gol realizzato è la fotografia perfetta di questa serata: una rete da vero numero 10, tanto che è stata definita “un gol alla Mutu”, richiamando uno dei dieci storici più amati della Fiorentina. Un gesto tecnico che non nasce per caso: certi gol li segna solo chi ha qualità superiori, sensibilità calcistica e coraggio. In realtà, i segnali di crescita erano già visibili nelle ultime settimane. Anche contro Sassuolo e Verona, in una Fiorentina non brillante a livello collettivo, Gudmundsson aveva offerto prove discrete, mostrando spunti interessanti. Ma è soprattutto dopo essere stato scagionato che il giocatore è sembrato nettamente più libero, sia mentalmente sia in campo. Da quel momento le sue prestazioni sono andate progressivamente in crescendo, fino alla prova di alto livello contro l’Udinese.
Ora però arriva il momento decisivo. Gudmundsson è chiamato a una scossa definitiva: o si prende davvero la Fiorentina sulle spalle, mettendo fine ai troppi alti e bassi che hanno caratterizzato questo anno e mezzo, oppure rischia di rimanere un eterno incompiuto. Il talento non è mai stato in discussione, ma ora deve dimostrare di avere personalità, continuità e leadership, qualità che finora non sempre è riuscito a mostrare. Anche perché il tema del mercato è sullo sfondo. Gudmundsson è uno dei nomi più chiacchierati in vista di gennaio, e senza una svolta concreta potrebbero aprirsi scenari di uscita. La partita contro l’Udinese può essere l’inizio di una nuova fase, ma solo se confermata nel tempo. Il bivio è chiaro: diventare il giocatore che può essere, oppure restare una grande occasione mancata.
