La villa al numero 7 di Alford Drive a Saddle River, New Jersey, è immersa in un silenzio che non ha nulla di improvviso. È un silenzio sedimentato, racchiuso dentro la proprietà fatta di alberi secolari e recinzioni in pietra che nascondono l’interno. Rocco Commisso se n’è andato a 76 anni con la discrezione dei patriarchi che sopravvivono a sé stessi. Il presidente della Fiorentina è morto venerdì pomeriggio intorno alle quattro, nella suite di un ospedale privato dove era ricoverato da novembre per l’aggravarsi della malattia. La ricchezza, le battaglie pubbliche, l’orgoglio dell’emigrato arrivato, tutto resta fuori dal cancello.
Commisso, dice chi lo conosce e ha saputo della morte da una delle sorelle del presidente, ha sempre creduto fino in fondo nel controllo di tutto, ma si è dovuto arrendere all’unica cosa che non si controlla: la fine. Però avrebbe fatto in tempo a pensare a tutto il resto, incluso il futuro della Fiorentina. Commisso ha respinto in passato le offerte per cedere la società, ma con l’aggravarsi della malattia ha accelerato i negoziati perché si trovasse un accordo con il Comune di Firenze per far parte del progetto dello stadio, e inserirlo come patrimonio per aumentare il valore e l’eventuale appeal sul mercato. Questo non significa che il club sia in vendita. Salvo Arena, il potente avvocato newyorkese che guidò il team legale nel 2019 per l’acquisto in due settimane della Fiorentina, ha parlato di «momento di grande dolore e tristezza» ma alla domanda se sarà la famiglia a guidare la società. non ha risposto. Lui è quello che il 10 novembre aveva smentito subito a Repubblica la voce circolata tra i media fiorentini di una trattativa avanzata per la cessione. Anche Thomas Larsen, vicepresidente di Mediacom, non ha voluto commentare. Di sicuro ora il club passa nelle mani della moglie di Commisso, Catherine, e del figlio Joseph. Ma poi? Secondo Joe Appio, uomo ombra del presidente «resterà alla famiglia», dice a Repubblica. Lo scenario sarebbe in linea con le voci emerse a Firenze, secondo cui sarebbe la moglie del presidente, Catherine Commisso, a prendere davvero in mano la situazione. Tra l’altro Catherine sta ristrutturando una casa a Firenze proprio in questo periodo. «Si è molto legata alla città, ha assoluto spessore e intelligenza, potrebbe continuare ad essere lei la presidente, come dopo la morte di Mario Cecchi Gori fu sua moglie Valeria ad avere un ruolo decisivo, la Fiorentina non deve essere venduta», dice da Firenze il governatore Eugenio Giani.
Secondo membri della comunità newyorkese di Marina di Gioiosa Ionica, la città calabrese in cui era nato Commisso, il presidente negli ultimi mesi era, invece, angosciato e rattristato perché sapeva di avere poco tempo e di non avere qualcuno a cui affidare la Fiorentina. «Non si fidava di nessuno. Dopo la scomparsa di Joe Barone, si era sentito solo», ha commentato un amico di Commisso, a patto di non essere citato. Con l’aggravarsi della malattia, il presidente aveva mandato a Firenze Mark Stephen, dirigente di Mediacom e uomo di fiducia. Commisso, dicono, ha cercato di lasciare tutto in ordine, piani stabiliti e conti a posto. «Ha fatto qualcosa di grande con il Viola Park – ha commentato Peter Curto, procuratore americano di calcio – un impianto alla pari del Real Madrid». Il centro sportivo e la patri-monializzazione dello stadio potrebbero facilitare una cessione. Gli acquirenti non mancano. «La Fiorentina piace molto ai fondi americani perché è Firenze – ha spiegato Curto – quelli che hanno preso il Como hanno puntato sulla città prima che sul club, la stessa cosa può succedere a Firenze, anche se ci sono molte più pressioni». Se il futuro viola resta incerto, e quello di Mediacom non è scritto, è ripartito almeno quello dei Cosmos, la leggendaria società di calcio americana acquistata da Commisso nel 2017 e finita in un garage dopo l’emergenza Covid. Lo riporta Repubblica.
