“Fate qualcosa!”, il titolo di Stadio dopo la sconfitta di Bergamo suonava un po’ da imperativo e un po’ da esortazione. Fate qualcosa perché sennò, cara società, cara squadra e caro allenatore, volate in Serie B. Già, ma cosa si può fare a questo punto della stagione? Facciamo alcune ipotesi.
(1) Individuare una figura di livello a cui consegnare la società. L’assenza di Commisso, purtroppo, è pesante. Oggi il Viola Park è una bellissima e ricca confezione, con i ricami d’oro e i fili di platino, poi apri la scatola ed è vuota.
(2) Aprire il centro sportivo ai tifosi. Se Dzeko chiede il loro appoggio, la Fiorentina deve invitarli agli allenamenti, magari non tutti, ma due o tre volte a settimana. I tifosi possono scuotere e/o sostenere i giocatori.
(3) Coinvolgere la vecchia Fiorentina, quei giocatori che sanno cosa significa indossare la maglia viola. Come quelli dell’‘82, col secondo posto mai più raggiunto dalla squadra, o quelli del secondo scudetto come Merlo e Picchio. Andate da Antognoni e, col capo cosparso di cenere, chiedetegli di tornare. Altro esempio, uno come Alessio Tendi potrebbe spiegare a Ranieri, Pongracic e Pablo Marí come si marca in area di rigore.
Domandona: ma così sei sicuro di salvarti? No, non ne siamo sicuri. Però qualcosa devono inventare.
Questa premessa ci serve per entrare nella testa dei giocatori che un anno fa, alla tredicesima giornata, erano secondi in classifica e ora sono ultimi. Cerchiamo di capire cosa è successo ai quindici reduci dalla stagione di Palladino.
De Gea: dieci gol subiti nel campionato scorso, ventuno adesso. Non è certo uno dei primi responsabili, anche a Bergamo è stato il migliore dei viola. Ma un anno fa certe vittorie erano arrivate solo per merito suo (2-1 sul Milan con due rigori parati, uno a zero a Marassi col Genoa con interventi strepitosi), quest’anno mai.
Dodo: Ancelotti lo aveva seguito e poi convocato nella Seleçao, adesso è quasi un peso per la squadra. Non può essere il rinnovo del contratto che ritarda a spingerlo così giù. Se fosse così, sarebbe un problema per la sua carriera.
Pongracic: come difensore puro non aveva convinto nemmeno nella stagione scorsa, in questa ancora peggio.
Ranieri: l’involuzione del capitano è descritta bene dal numero dei gol incassati dalla Fiorentina.
Mandragora: è il capocannoniere dei viola ed è uno dei pochi che sta lottando per tenere a galla la squadra, rispetto a un anno fa il suo calo non è evidente come per i suoi compagni. A Bergamo però ha preso un’ammonizione non per un fallo, ma per proteste. Non è un bel segnale.
Gudmundsson: una festa dei tifosi il giorno della sua conferma, nonostante avesse fatto un campionato non entusiasmante. Il suo 24-25 era da 5,5, questo è da 4,5. La vicenda giudiziaria in Islanda è alle spalle, vediamo se era questo che lo frenava. Gud, ovvero il dribbling questo sconosciuto.
Comuzzo: lanciato da Italiano, confermato da Palladino, siccome si chiama Pietro a Firenze la fantasia volava, Pietro come Vierchowod. Ma dai. A gennaio lo voleva Conte a Napoli per 35 milioni; a luglio lo volevano gli arabi per la stessa cifra. E’ rimasto ed è scomparso, anche per problemi fisici. In campionato non è titolare da tre partite.
Kean: cosa vuoi dire a questa belva? Certo, non segna (due reti adesso, nove nel campionato scorso), un anno fa la traversa con la Juve e il palo con l’Atalanta sarebbero stati due gol, ma è l’unico ad aver capito come si lotta. Basta vederlo quando difende la palla. Trascinatore era e trascinatore è rimasto. Serva come esempio.
Gosens: fenomenale dodici mesi fa, mai più visto a quei livelli. E’ fuori da tempo per infortunio.
Richardson: sempre fuori con Pioli e anche con Vanoli, fino a domenica scorsa, quando è entrato a 11′ dalla fine. Motivo? Boh.
Parisi: Palladino lo utilizzava poco, del resto Gosens era insostituibile. Quest’anno ha più spazio, fa vedere qualcosina, proprio qualcosina.
Kouame: sta tornando solo adesso.
All’elenco dei deludenti vanno aggiunti Fagioli (due-tre buone prestazioni nel girone di ritorno del campionato scorso, poi il buio), Ndour (una delusione) e Pablo Marí (voluto da Palladino, confermato da Pioli e ora da Vanoli, ma in difesa convinceva poco anche l’anno scorso). Tutt’e tre sono arrivati a gennaio e non c’erano quando la Fiorentina ha raggiunto il secondo posto. Tuttavia il crollo ha coinvolto anche loro, visto che dal sesto posto finale del 2024-25 adesso sono ultimi. In totale sono quindici giocatori che hanno cambiato la testa e di sicuro hanno perso l’orientamento. Se non lo ritrovano, vanno in B. Lo scrive il Corriere dello Sport.
