Certe attese pesano più di una sconfitta. E per Luca Ranieri il ritorno da titolare contro il Como ha avuto il sapore di una rivincita silenziosa, maturata nel tempo lungo dell’attesa e delle riflessioni. In campionato non accadeva dal 4 gennaio contro la Cremonese. Ma soprattutto erano passati quasi sessanta giorni dall’addio alla fascia di capitano, simbolo di un ruolo che lo aveva accompagnato fin dall’alba della scorsa stagione, quando Palladino, «degradando» Biraghi, lo aveva eletto a leader dello spogliatoio. Da lì in poi, per il centrale, è iniziata una fase tutt’altro che semplice. Scivolato indietro nelle gerarchie a fine dicembre, Ranieri ha messo insieme appena 205′ tra tutte le competizioni, con una sola partita giocata dall’inizio alla fine: quella di Coppa Italia, ancora contro il Como. Nel mezzo, anche qualche sondaggio di mercato da Torino e Bologna, ipotesi che non hanno però mai scalfito la sua convinzione di restare. Anzi: la scelta di Paolo Vanoli di affidare la fascia a De Gea, superata l’amarezza, è diventata uno stimolo ulteriore.
E nella gara più delicata di febbraio, al Sinigaglia, Ranieri si è ripreso fiducia e responsabilità, guidando la difesa con carisma. I numeri parlano chiaro: è stato suo l’indice di verticalità più alto, segnale di una costante ricerca della giocata per superare la pressione avversaria. In una squadra chiamata a tirarsi fuori dalle sabbie mobili della zona retrocessione, garra e personalità non sono dettagli ed è per questo che Vanoli ha premiato lui e non il più acerbo Comuzzo, che in futuro potrà anche avere prospettive maggiori ma oggi offre meno leadership. In attesa di ritrovare Rugani, dunque, il tecnico può sorridere: Ranieri è tornato. E con lui, una pedina d’esperienza nel cuore della difesa. Lo scrive La Nazione.
