Quella che sta nascendo pezzo dopo pezzo sarà una Fiorentina camaleontica. Lontana, cioè, anni luce da quella monocorde e triste che, dopo lo scorso mercato estivo, era stata programmata per giocare quasi solo con un modulo, ovvero il 3-5-2. Uno schema obbligato (d’altronde gli esterni offensivi non c’erano) su cui hanno sbattuto la testa tutti gli allenatori che si sono alternati sulla panchina viola, da Pioli a Vanoli passando per Galloppa, a cui erano bastati appena due allenamenti per capire che tatticamente qualcosa non andava. Il tutto prima che l’attuale allenatore decidesse – alla 16ª giornata – di virare su un assetto diverso: il 4-1-4-1. Un’impostazione per adesso vincente (sono arrivati otto punti in cinque gare) su cui la nuova area tecnica ha deciso di impostare l’intero mercato di gennaio, in modo da regalare a Vanoli una rosa in grado di esprimersi in più modi e, soprattutto, di avere alternative in panchina pronte a spostare gli equilibri a gara in corso.
Si spiegano così gli innesti di Solomon, Brescianini ed Harrison, tutte pedine in grado non solo di performare nello schema visto all’opera nelle ultime partite ma anche di garantire più volti alla Fiorentina. Quali? Il 4-3-3 (che è poi il sistema su cui si rimodella la squadra già oggi in fase di non possesso) ma soprattutto il 4-2-3-1, ovvero il grande progetto che Vanoli conta di mettere in pratica nel giro dei prossimi mesi: un’alternativa più offensiva che prevedrebbe, oltre alla conferma di Gudmundsson sulla trequarti, anche l’impiego di due esterni offensivi, ad oggi proprio Harrison (a destra, a piede invertito) e Solomon (a sinistra, dove ha già fatto male sia con la Cremonese che col Milan). Saltato Baldanzi, tornerebbe così in auge la candidatura di Fazzini, che potrebbe essere utilizzato come vice-Gud. E il mercato è solo agli inizi. Lo scrive La Nazione.
