di Francesco Marcassa
Contro il Genoa, abbiamo già avuto modo di vedere la prima Fiorentina di Paolo Vanoli, che per l’occasione, ha deciso di andare sul sicuro con il suo 3-5-2 (o 3-1-4-2), che lo ha contraddistinto nelle sue recenti esperienze sulle panchine di Venezia e Torino. Andiamo ad analizzare dunque le novità apportate da Vanoli.
SI riparte dal modulo delle ultime partite, il 3-5-2, dopo il tentativo (fallito) da parte di Pioli di innestare il 3-4-2-1. Il reparto che potrebbe giovarne di più sotto la guida del tecnico varesotto, è sicuramente il centrocampo; in particolare le mezzali, che già contro il Genoa hanno occupato una posizione sempre più ampia, per combinare con i quinti, ma soprattutto hanno supportato continuamente il lavoro delle due punte, con Sohm che ha difatti confezionato l’assist per il gol di Piccoli.
Non è un caso: basti pensare al rendimento della scorsa stagione di Vlasic (5 gol e 4 assist) e Ricci, proprio sotto la guida di Vanoli; in un nucleo di giocatori con buon potenziale come Sohm e Ndour, questo dato fa ben sperare. Sul fronte offensivo, il mister si affiderà presumibilmente all’attacco a due, le cui richieste sono precise: lancio diretto sulle punte, sfruttando il sostegno delle mezzali, e soprattutto attacco alla profondità, due soluzioni che premiano Piccoli e Kean (che Vanoli starebbe pensando di utilizzare insieme), ma potrebbero penalizzare ulteriormente Gudmundsson.
Per quanto riguarda la difesa, c’è sicuramente molto su cui lavorare, ma Vanoli ha già identificato il suo leader: Luca Ranieri, che nonostante il momento di difficoltà, gode della stima del suo mister, che in conferenza ha rivelato di averlo chiesto in prestito ai tempi del Venezia. La richiesta di una difesa più solida, con dei quinti che possano contribuire maggiormente alla fase difensiva, potrebbe garantire più minutaggio a Fortini, che offre completezza sulle corsie e un maggiore supporto difensivo.
Le carte in regola per ridare solidità e continuità alla Fiorentina ci sono tutte: ora a Vanoli spetta il compito di trovare la chiavi di entrata dei suoi giocatori, per uscire tutti insieme da questo momento grigio, in cui, riprendendo le parole del mister, “La squadra dovrà pensare come un noi, non come un io”.
Questo articolo è stato realizzato nell’ambito del corso di Giornalismo Calcistico ed Uffici Stampa organizzato dall’Élite Football Center.
