Ha fatto discutere l’uscita David De Gea, non in campo ma ai microfoni della stampa, dopo Udinese-Fiorentina. Ecco le sue parole al Corriere dello Sport: «Anche se fossi riuscito a evitare il primo gol, lo avremmo preso più tardi». Dichiarazioni che Giovanni Galli stigmatizza incondizionatamente, con una premessa: «La mancanza di padronanza della lingua può aver influito – dice – Secondo me questa cosa lo ha portato a esprimere un concetto che, comunque, non va espresso. Soprattutto perché ha la fascia da capitano».
Meglio nello spogliatoio?
«No, un capitano non dice mai una cosa del genere. In una situazione simile, deve dire l’esatto contrario. Entra nello spogliatoio e dice ‘scusate, potevo fare qualcosa di più sul gol’. E allora lo spirito è diverso. E poi…».
Prego.
«Il primo gol lo ha preso dopo dieci minuti. Aveva già capito che la Fiorentina avrebbe perso? Vuol dire che c’è poca fiducia. Io stimo tanto De Gea, ma quest’anno è irriconoscibile».
Perché secondo lei?
«Bella domanda. Magari sono cambiati gli allenamenti. Ma se anche fosse, il portiere è il portiere. Se è forte, rimane forte. La scorsa stagione De Gea veniva da un’annata di stop, eppure i difensori fumavano una sigaretta perché c’era lui a salvare qualsiasi cosa. Quest’anno, invece, la retroguardia è sempre in apprensione».
Non ha visto una frecciata a Vanoli nelle parole di De Gea?
«Vanoli deve stare tranquillo, perché non può dire che “i giocatori si devono prendere la responsabilità, come ho fatto io con lo Jagiellonia”. Il turno coi polacchi lo ha passato, quindi intende dire che passa anche l’errore? Questa squadra dovrebbe andare a scuola di comunicazione. Non sento mai un’intervista dove si parla del “noi”. Ognuno pensa al suo orticello».
