José Mourinho torna in Portogallo. Lo fa da uomo ferito, ma ancora affamato. Dopo l’ultima caduta, l’esonero dal Fenerbahçe, l’ennesimo in una spirale che dura ormai da anni, è arrivata la chiamata che non poteva rifiutare: il Benfica.
A volerlo con forza è stato Rui Costa, presidente delle Águias ed ex capitano e faro indimenticato della Fiorentina di Cecchi Gori, che ha deciso di affidare la panchina a un tecnico il cui nome è ancora leggenda, anche se oggi molto più per il passato che per il presente.
Mourinho torna così nel club dove tutto era iniziato, nella stagione 2000/01, quando fu allenatore del Benfica per appena nove partite prima della brusca rottura. Un addio precoce che allora fu considerato quasi irrilevante. Nessuno poteva immaginare che quello sconosciuto portoghese sarebbe diventato in pochi anni lo “Special One“, conquistando Europa e mondo.
Ma il ritorno a casa ha il sapore amaro del tempo che passa. I fasti con il Porto, la Champions con Inter, campionati e coppe con Chelsea e Manchester United, sono ormai lontani. Negli ultimi cinque anni, Mourinho ha collezionato esoneri (Tottenham, Roma, Fenerbahçe), tensioni, e risultati sempre più modesti rispetto alla sua fama.
Il Benfica lo accoglie nel momento più fragile della sua carriera. Eppure, proprio in questo scenario crepuscolare, c’è qualcosa di profondamente affascinante: il tecnico più vincente della storia portoghese torna da dove tutto è cominciato, in una sfida che sembra più personale che professionale. Riuscirà Mourinho a reinventarsi ancora una volta? O sarà questo il capitolo finale di una parabola discendente ormai inarrestabile? Rui Costa ha deciso di scommeterci.
Míster José Mourinho ⚪ pic.twitter.com/345gCLC23O
— SL Benfica (@SLBenfica) September 18, 2025
