L’unica certezza è che non ci sono certezze. Anzi. Diciamo che ce ne son due e la seconda riguarda la volontà (ferma, assoluta, forte) di Moise Kean di non abbandonare adesso i suoi compagni. Perché è vero, a volte lui stesso dà l’impressione di non essere così coinvolto nelle cose viola e, più in generale, da quello che dovrebbe essere (il calcio) il suo interesse primario, ma la realtà è che mai come a Firenze si è sentito parte di qualcosa di bello. Una «famiglia». Un gruppo nel quale ha coltivato e sta coltivando rapporti speciali (Dodò, Fagioli, solo per citarne un paio) e che da un mesetto ha accolto anche quello che l’ex Juventus considera una specie di fratello maggiore: Fabio Paratici.
Certo, ed è un discorso che vale anche per il suo grande amico Leao, prima (si spera) o poi Moise dovrà decidere se fare quel passo in più che serve per elevarsi ad uno status superiore ma ciò non significa che non senta la maglia o che non senta su di sé il peso di una situazione complicatissima. Per questo, e così veniamo al grande dubbio di queste ore che portano alla delicata sfida col Parma, farà di tutto per mettersi a disposizione e, quindi, per essere regolarmente al centro dell’attacco. Il problema, e quindi il punto interrogativo, nasce esattamente una settimana fa quando, «costretto» ad entrare per i supplementari della partita con lo Jagiellonia, ha rimediato una fortissima botta alla tibia.
Una contusione tosta, che non gli aveva però creato particolari noie, solo che lunedì (a Udine) è stato nuovamente toccato duro. Per questo, ha chiesto il cambio. Perché il dolore era insopportabile e perché, memore di quanto successo tra dicembre e gennaio con la caviglia, ha preferito fermarsi prima che l’infortunio si trasformasse in qualcosa di più serio.
Una decisione saggia, che non ha comunque impedito alla tibia di gonfiarsi un bel po’. Il nodo, sta tutto lì. Dall’evoluzione che ematoma e dolore avranno da qua a domenica mattina quando, assieme al mister e allo staff, verrà presa una decisione definitiva. Ieri intanto, come da programma, alla ripresa degli allenamenti Kean ha lavorato a parte ma già quella di oggi sarà una giornata più importante e indicativa per capire quante chance ci siano di recuperarlo. Quel che è certo è che lui vuole esserci in tutti i modi e che la stessa Fiorentina, trattandosi di una botta e non di un guaio muscolare o che riguardi articolazioni o simili, spera di non doverne fare a meno. Certo non sarà al 100%, ma del resto non lo è (e non lo può essere) ormai da un pezzo.
Anche la caviglia infatti, seppur nettamente migliorata, non si può dire totalmente guarita. Anzi. Il dolore va e viene e in quel caso si, essendoci di mezzo un’articolazione (peraltro particolarmente delicata), bisogna maneggiarla con cura. Tradotto: sedute dedicate alla prevenzione e al rinforzo, quanto più riposo possibile, e allenamenti spesso personalizzati.
Non a caso gli era stata risparmiata la trasferta in Polonia e anche giovedì prossimo, nell’andata del doppio confronto col Rakow, al centro dell’attacco ci sarà Piccoli. Prima però, il Parma. Un appuntamento troppo importante per non fare tutto, e anche di più, per non mancarlo. Lo scrive il Corriere Fiorentino.
