Il guerriero è tornato ieri. Ferito nel cuore, nella testa e nel fisico. Del resto, sulla campagna che avrebbe dovuto portarlo negli Usa, aveva investito praticamente tutto. Inutile insomma girarci tanto attorno. Moise Kean aveva scelto di restare a Firenze non solo per riconoscenza (elemento comunque importantissimo) ma anche e soprattutto perché sapeva bene che da nessun’altra parte al mondo avrebbe trovato condizioni migliori per preparare quello che sperava fosse il suo Mondiale.
La storia, non gli ha dato ragione. E il fatto che fosse stato per lui il risultato sarebbe stato diverso non è che lo consoli chissà quanto. Anzi. Semmai, contribuisce ad alimentarne rabbia e delusione. E in questi giorni bastava ascoltare chi lo conosce bene per rendersi conto quanto la battaglia (persa) in Bosnia lo abbia fiaccato.
E così veniamo alla giornata di ieri quando Kean (rientrato a Firenze mercoledì sera) si è ripresentato al Viola Park per iniziare a preparare la delicatissima sfida col Verona. Una gara, quella di domani, nella quale però potrebbe partire dalla panchina. Il motivo è semplice, riguarda i soliti problemi alla tibia e va spiegato bene.
Moise infatti non ha subito nessun colpo e non è vittima di alcun ricaduta ma l’infortunio rimediato tra gara con lo Jagiellonia e Udine continua (e continuerà) a creargli qualche problema e merita attenzione e gestione particolari. Mettiamoci poi le due partite (ad altissima tensione) giocate nel giro di cinque giorni con l’Italia ed ecco che il dubbio sulla sua presenza dal primo minuto al Bentegodi vien da sé. Con un paio di certezze: ieri il bomber si è allenato secondo un programma personalizzato e la decisione, ancora una volta, verrà presa soltanto all’ultimo. Ad oggi comunque, l’ipotesi di vederlo in panchina domani e titolare a Londra col Crystal Palace è più che concreta. Lo scrive il Corriere Fiorentino.
