La mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali per la terza edizione consecutiva è stata solo l’ultima goccia a fare traboccare il vaso e ha portato all’avvio di un momento di profonde riflessioni e rinnovamento, con le dimissioni di Gabriele Gravina da presidente della FIGC (oltre a quelle di Gianluigi Buffon e del ct azzurro ma le difficoltà del movimento calcistico nostrano sono ormai evidenti da diverso tempo.
I dati che certificano i limiti del pallone nello Stivale emergono in maniera netta nelle ultime ore dal Report FIGC sullo stato di salute del calcio italiano e da studi come quello del CIES, Osservatorio sul calcio. Dall’età media all’utilizzo degli stranieri fino all’impiego degli Under 21 in campionato da parte delle venti squadre di A: i numeri che fotografano la situazione.
Innanzitutto, dal Report FIGC emerge che l’età media in Serie A è di 27 anni. Questo rende il campionato italiano l’ottavo torneo più vecchio in Europa. A questo si aggiunge un altro dettaglio che contribuisce alle difficoltà del calcio italiano, quello sui giocatori stranieri. Nell’attuale campionato di Serie A, si legge, i calciatori non selezionabili per la Nazionale italiana hanno giocato il 67,9% dei minuti complessivi. Si tratta del sesto peggior dato in Europa, impietoso il paragone con gli altri campionati top del Vecchio Continente: in Spagna l’impiego degli stranieri pesa per il 39,6% dei minuti, in Francia per il 48,3%.
Questi due dati combinati hanno un effetto devastante in ottica Nazionale, perché il numero di giocatori selezionabili è basso: alla trentunesima giornata di campionato di Serie A di questa stagione, dei 284 calciatori che hanno giocato in media almeno 30 minuti a partita, solo 89 – di cui 10 portieri – sono italiani. Inquietante il dato sugli Under 21 azzurri negli ultimi cinque anni: la Serie A italiana è il 49° campionato al mondo (su 50 monitorati) per percentuale di minuti giocati da calciatori U21 selezionabili per la Nazionale, con appena l’1,9%.
Lo riporta calciomercato.com
