Pantaleo Corvino, oggi direttore generale del Lecce ed ex dirigente della Fiorentina, ha condiviso un aneddoto ai microfoni di Radio Tv Serie A e DAZN.
Il rapporto con la Fiorentina:
“Mio padre era un grande tifoso della Fiorentina. Se avesse saputo che avrei lavorato per dieci anni in viola… purtroppo non ha potuto godersi quel sogno. Io sono cresciuto con lui, e per questo sento che la mia scelta di andare a Firenze sia stata, in qualche modo, il destino.”
I suoi colpi:
“Nel corso della mia carriera non ho mai fatto spese folli: ho superato la soglia dei 10-15 milioni di euro solo quattro volte. La prima fu anche quella che mi mise più timore, perché non ero abituato a investimenti così importanti. Però dentro di me avevo una convinzione forte: volevo portare a Firenze un grande attaccante. Così arrivò Luca Toni, e non mi sbagliai: vinse la Scarpa d’Oro con 31 gol. Gli altri investimenti sopra quella cifra furono Alberto Gilardino, Juan Manuel Vargas e Giovanni Simeone.”
Il feeling balcanico:
“Con la Serbia ho sempre avuto un rapporto speciale. Mi chiedono spesso perché trovi tanti talenti lì: la risposta è semplice, chi cerca trova. Se non cerchi, non trovi nulla. Io ho sempre viaggiato tanto, ho voluto vedere i giocatori da vicino, ‘toccare le pelli con le mani’, come dico spesso. In questo modo ho costruito rapporti che durano ancora oggi e che continuano a essermi utili. Da lì sono arrivati tanti giocatori importanti come Matija Nastasić, Mirko Vučinić, Dušan Vlahović, Adem Ljajić, Aleksa Terzić e Stevan Jovetić.”
Sui trucchi del mestiere:
“E poi c’è una cosa che ho sempre sostenuto: i numeri, da soli, non bastano. Certo, sono importanti, ma non raccontano tutto. Servono anche l’occhio e l’udito, la sensibilità di chi osserva. Un calciatore può essere fondamentale anche senza grandi statistiche: può essere un leader silenzioso, avere personalità, trasmettere autorevolezza. Per essere un giocatore importante, a volte, non servono nemmeno i numeri.”
L’aneddoto:
“Alla prima partita contro la Sampdoria, era presente anche Marotta. Mi ero messo nei pressi della porta ad aspettare Luca Toni, che però si trovava negli spogliatoi, disteso a terra con le gambe sollevate: Gli dissii raccomando Luca, fammi gol, perché per te ho speso 10 milioni.
Toni rispose: Direttore, stai tranquillo, quest’anno ti farò divertire”.
Una promessa che mantenne pienamente, chiudendo la stagione con 31 gol”
