Antonio Cassano ha parlato a Radio Bruno della Fiorentina, queste le sue parole riguardanti la squadra viola ed anche aneddoti legati alla suo trasferimento mancato in viola:
«Sedici anni fa avevo praticamente trovato l’accordo con Corvino per trasferirmi alla Fiorentina: avevo già un appuntamento allo Sheraton di Firenze. Ero entusiasta all’idea di vestire la maglia viola, anche perché sento Firenze come una piazza passionale, perfetta per uno come me: ci saremmo divertiti parecchio… forse anche troppo!
Poi, però, la mattina presto mi chiamò Garrone, che non sapeva nulla della trattativa, portata avanti da Marotta in autonomia, e io gli dissi chiaramente che sarei andato alla Fiorentina. Lui venne direttamente a casa mia e mi fermò, dicendomi che non mi avrebbe lasciato partire. Mi propose di restare, offrendomi ciò che volevo, a patto che lo aiutassi a portare la squadra in Champions League. Io accettai, ma a una condizione: gli chiesi di allontanare Marotta e Del Neri. A quel punto ho fatto un passo indietro e l’operazione è saltata definitivamente.
Su Batistuta, la gente dovrebbe ricordare che attaccante straordinario fosse: se a Roma non è rimasto nel cuore di tutti, è anche per il suo carattere. Era piuttosto chiuso, un po’ altezzoso, e non mi stava particolarmente simpatico, gliel’ho detto anche in faccia. Con Capello, invece, siamo arrivati persino allo scontro fisico. Anche con Prandelli ho avuto qualche contrasto, ma io sono fatto così: o mi prendi o mi lasci.
Su Pioli, dissi fin da subito che non era la scelta giusta per la Fiorentina, quando invece molti erano entusiasti. Quando un allenatore decide di andare in campionati dove il calcio conta meno, principalmente per motivi economici, inevitabilmente stacca la spina. Sono esperienze che somigliano più a una vacanza, indipendentemente dall’età. Pioli ha fatto un ottimo lavoro al Milan ed è una grande persona, ma quella scelta pesa. Lo stesso discorso vale per Inzaghi: se tornerà, difficilmente sarà lo stesso di prima».
