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Corriere dello Sport sicuro: “De Gea in calo, Paratici costretto a guardarsi intorno”

Rassegna Stampa

Corriere dello Sport sicuro: “De Gea in calo, Paratici costretto a guardarsi intorno”

Redazione

15 Marzo · 09:33

Aggiornamento: 15 Marzo 2026 · 09:36

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De Gea ha un patto da portare a termine: salvare la Fiorentina

Chissà se una partita del genere David De Gea l’ha mai giocata. Uno da oltre 500 gettoni in maglia United (è il primo non britannico per presenze), abituato a tappeti rossi, serate di Champions, finali. Relegato nella fanghiglia della lotta per non retrocedere: una bella auto d’epoca in un garage sgangherato, un intruso che, come tanti altri giocatori in rosa, ha avuto particolare difficoltà nel calarsi nella nuova realtà. Quella del sopravvivere a ogni costo, del punticino col Parma, al termine di una partita che per larghi tratti la Fiorentina ha rinunciato a giocare, che va celebrato come oro. 
Non si può dire che allo spagnolo manchi esperienza, ma questa stagione è una novità anche per lui, lo aveva confessato qualche mese fa. E così nella stagione da sottosopra della Fiorentina anche lui è finito in discussione: per qualche intervento incerto, soprattutto per qualche uscita rimasta in canna – il suo grosso punto debole anche negli anni in cui era stabilmente tra i migliori portieri al mondo; e, di recente, anche per qualche dichiarazione: «In occasione del primo gol forse avrei potuto fare meglio, magari potevo uscire sul cross, ma sicuramente avremmo preso un’altra rete dopo». Una frase pronunciata dopo la sconfitta per 3-0 di Udine, in riferimento alla prima rete subita da Kabasele, che ha aperto un vaso di Pandora a Firenze. Perché le sue sono suonate come parole di resa, un lavarsi i guantoni rispetto alle responsabilità.

Col Parma un pomeriggio da spettatore e allora in più di un tifoso lo aspetta al varco domani allo Zini. Tant’è che, dopo la buona prestazione di Christensen in Conference contro il Rakow, più di qualche fiorentino ha avanzato un dubbio che fino a qualche tempo fa suonava con una blasfemia: «E se in questo finale di stagione fosse più utile avere tra i pali il danese, uno che esce con coraggio su tutti i palloni che spiovono in area?». Dubbio che non ha sfiorato minimamente Vanoli, che è poi quello che fino a prova contraria ha l’ultima parola. A Cremona De Gea ci sarà, con tanto di fascia al braccio. In questa settimana ha provato a staccarsi da commenti e critiche, la sua presenza sui social si è notata solo per le parole di solidarietà espresse nei confronti del collega del Tottenham Antony Kinsky, autore di due topiche (e sostituito al 18′ da Tudor) nell’ottavo di Champions contro l’Atletico Madrid, «Chi non ha mai fatto il portiere non può capire quanto sia difficile giocare in questo ruolo. Tieni la testa alta e ci riproverai» ha scritto il portiere viola.

Per la particolarità dello sviluppo del suo percorso non è un’assurdità definire quella dello Zini una delle gare più importanti (o meglio forse, pesanti) nella carriera del 35enne di Madrid. Per posta in palio, sia collettiva che individuale. Perché De Gea vuol dimostrare di essere ancora un portiere che fa la differenza, anche in chiave futura: il suo contratto con la Fiorentina scade nel giugno 2028, ma lo stipendio che percepisce (2,4 milioni di euro netti a stagione) e le prestazioni in calo costringono il ds Paratici a guardarsi intorno. De Gea ha un patto da portare a termine però, salvare la Fiorentina, in modo da poter lasciare eventualmente Firenze a giugno senza una macchia che sporcherebbe anche il suo curriculum d’élite. Lo riporta il Corriere dello Sport.

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