Possibile che uno dei migliori centrocampisti della Serie A stazioni da inizio stagione in zona retrocessione? La risposta sembrerebbe affermativa, perché nella disastrosa annata della Fiorentina Nicolò Fagioli è un diamante che brilla. Una luce nel buio, anche quando le cose andavano male. La sua centralità è iniziata a novembre, dall’avvicendamento in panchina tra Stefano Pioli, che gli preferiva spesso Hans Nicolussi Caviglia («Dopo aver provato a ritagliargli una posizione un po’ più da play, alle prime difficoltà lui ci ha creduto un po’ meno», diceva di Nicolò) e Paolo Vanoli, uno che è stato sempre chiaro, con le scelte più che con le parole. Fagioli più altri dieci: da quando c’è stato il cambio di allenatore è quello che ha giocato più di tutti, 14 gare da titolare su 15 in campionato; da Parma a Como – in mezzo nove gare – ha saltato soltanto 4 minuti di Serie A, nel finale del Sinigaglia.
Non ci può essere Fiorentina senza Fagioli, ma guardando anche fuori dal contesto viola, lo stato di forma del talento piacentino lo pone come uno dei calciatori più in forma in Italia. Ormai non è solo questione di un filotto di gare, da inizio dicembre sta giocando probabilmente il suo miglior calcio in carriera. Difficile rendere in numeri la qualità del classe 2001: 2,65 passaggi chiave a partita (tra i centrocampisti, solo Rovella, Diouf e Barella producono di più); 968 passaggi riusciti, una percentuale di precisione che sfiora il 90 (89,8%, è nel novantesimo percentile tra i calciatori in A) per un calciatore che spesso forza giocate ad alto coefficiente di difficoltà; 69 lanci lunghi con la precisione del 66%. Numeri di una regia illuminata alla Steven Spielberg, a cui a Como ha aggiunto gli effetti speciali sotto porta. Il pallone messo alle spalle di Butez è soltanto il suo terzo gol in 50 partite in viola, il primo in stagione, dovesse aggiungere numeri offensivi più pesanti qualsiasi limite sarebbe precluso per un giocatore che da poco più che maggiorenne veniva paragonato a Luka Modric.
Tra tutte le statistiche ce ne sono due che fanno particolarmente felice Vanoli: palloni recuperati (107, solo dieci centrocampisti fanno meglio di lui) ma anche tiri bloccati (7, due col Como). Significa che lo staff viola sta facendo un gran lavoro con lui sulle linee di passaggio, sul rendere un fattore il talento ex Juve anche in non possesso. La prova più evidente a Como, dove gli è stato dato l’ingrato compito di tenere a bada un altro che parla la sua stessa lingua col pallone tra i piedi: Nico Paz. Missione riuscita. Se uno come Fagioli si produce anche in uno sforzo difensivo significa che la Fiorentina ha davvero messo la testa nel carro armato.
Da Fagiolino a Fagiolone, un’evoluzione che aveva auspicato già a settembre l’ex ds Daniele Pradè. L’impressione è di essere molto vicini a questo step. Messaggio alle dirette concorrenti per la salvezza, ma anche al ct Gattuso. Perché, lo lasciava intendere lo stesso Vanoli qualche settimana fa, questo nuovo Fagioli, più completo e maturo, non può essere ignorato dalla Nazionale. Lo scrive il Corriere dello Sport.
