Quattordici partite accompagnano la Fiorentina alla fine del campionato. E, possibilmente, alla salvezza. Quattordici tappe che sono già un countdown che porta ansia, tensione e consapevolezza che se la squadra viola non comincia a fare quello che le è sempre riuscito poco (o niente), ovvero vincere, tutto sarà drammaticamente complicato. Quattordici partite che, volendo esasperare il concetto, sono già altrettanti match point da mettere in fila. Uno via l’altro per far sì che magari nel bel mezzo di questo conto alla rovescia, la Fiorentina possa arrivare a potersi chiamare fuori da una lotta per la retrocessione che fa male. Crea disagio e paure.
Dunque, prima Vanoli e il gruppo si svegliano, prima saltano la linea rossa che vale la salvezza dal quart’ultimo posto in su, e prima Firenze potrà respirare. E iniziare a guardare al futuro.
Diciamo che nelle 14 tappe che portano all’ultima domenica della stagione, le prime (prossime) sette saranno quelle da sfruttare al massimo per chiamarsi fuori (magari non del tutto, ma finalmente fuori) dalla palude attuale, ma in queste prossime sette partite, la Fiorentina dovrà essere tutta un’altra cosa rispetto a quella di oggi, di ieri, di inizio stagione. Grinta e ambizione, orgoglio e tenacia avranno un valore identico alla prestazione da realizzare sul campo. Il che vuole dire che la squadra di Vanoli dovrà essere prima cinica e coraggiosa e non timida e impaurita.
Ed è questo risveglio-rilancio psicologico che dovranno vedersi i primi lampi del lavoro di Paratici. Lui, uomo di calcio, uomo della Provvidenza, dovrà dare e portare a Vanoli e al gruppo quello che serve per ‘strappare’ la stagione.
E’ questo il primo compito dell’uomo-Paratici. Del dirigente che prima ancora di pensare al futuro deve risolvere i guai del presente. Lo riporta La Nazione.
