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Mental coach sicuro: “10 punti persi dalla Fiorentina nel recupero? Disattenzione e paura”

Firenze, Stadio Franchi, 07.02.2026, Fiorentina-Torino, foto Lisa Guglielmi. Copyright Labaroviola.com

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Mental coach sicuro: “10 punti persi dalla Fiorentina nel recupero? Disattenzione e paura”

Redazione

9 Febbraio · 09:37

Aggiornamento: 9 Febbraio 2026 · 09:37

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"Calci piazzati? La Fiorentina perde l'attenzione sulla palla"

Una luce che continua a spegnersi con preoccupante regolarità nei minuti di recupero. Con la rete di Maripan incassata sabato contro il Torino, sono infatti già state sei le gare in cui la Fiorentina ha subìto oltre il 90′ un gol pesante che è valso un pareggio o peggio ancora una sconfitta. Il totale? Dieci punti dilapidati. Cosa accade, dunque, nella testa della dei giocatori di Vanoli? Per provare ad avere una risposta arriva in soccorso l’esperienza di Stefano Nicoletti, docente di mental coaching (è il responsabile di Athletica Cetilar Performance Center) nonché autore del libro «Guida alla prestazione ottimale nello sport»: col suo programma «Play the Now» supporta atleti di ogni livello. Ecco le sue parole a La Nazione.

Nicoletti, passano i mesi ma i difetti della Fiorentina sono sempre gli stessi…
«Dieci punti buttati nel recupero sono tantissimi. Nei minuti finali l’attenzione al risultato diventa dominante, specie quando si è in vantaggio e si ha qualcosa da perdere, ma questo meccanismo si amplifica se ci sono già stati episodi negativi ed è questo il caso dei viola: non c’è solo la paura di perdere il vantaggio ma anche il ricordo di quanto accaduto in precedenza».
È un caso che questi black-out si verifichino spesso sui calci piazzati?
«No, affatto: nei calci piazzati servirebbe concentrazione su palla, uomo e movimenti in area. Ma una situazione così delicata come quella che sta vivendo la Fiorentina porta i giocatori ad aumentare l’attenzione solo sull’uomo da marcare e a perdere quella sulla palla. Ci si aggrappa all’avversario, mentre lui guarda solo il pallone e riesce a colpirlo».
Quale figura può intervenire per risolvere un problema del genere?
«Uno dei compiti principali dell’allenatore è tenere la testa della squadra sulle cose da fare. Se manca questo aspetto, anche la tattica passa in secondo piano. L’allenatore deve richiamare continuamente l’attenzione sugli aspetti fondamentali del gioco, perché sono quelli che costruiscono i risultati. Questo lavoro però non può arrivare solo dall’esterno. Serve un impegno condiviso all’interno del gruppo. I leader devono avere chiaro questo obiettivo e mantenerlo vivo».
Quali contromisure si possono adottare per uscire da questa situazione?
«Il lavoro parte da fuori dal campo. In situazioni come quella della Fiorentina si crea spesso la sensazione che anche quando le cose vanno bene qualcosa sia destinato a rompersi. La consapevolezza di questi meccanismi permette di prevenire il circolo vizioso. L’allenatore deve fornire punti di riferimento chiari».

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