A 15 giornate dalla fine del campionato, la Fiorentina non può più raggiungere la quota di 65 punti toccata lo scorso anno con Palladino e può al massimo eguagliare i 62 punti del primo anno di Italiano. Un dato significativo se si considera che quella stagione coincise anche con la cessione di Vlahović a gennaio, un’operazione che indebolì nettamente la squadra, poi sostituita da giocatori come Piatek e Cabral.
Entrambi gli allenatori, tuttavia, sono stati spesso criticati per alcuni aspetti legati al loro modo di intendere il calcio. Italiano veniva attaccato soprattutto per aver perso le tre finali consecutive, ma anche per la sua rigidità nel portare avanti le proprie idee: il possesso palla, la linea difensiva alta e la volontà di dominare la partita erano concetti fissi nel suo approccio. Palladino, invece, è stato criticato per i pochi punti raccolti contro le squadre più deboli e per la difficoltà nel dare alla squadra un gioco chiaro e moderno.
Nonostante le critiche, guardando ai risultati al di fuori di Firenze emerge un quadro diverso. Italiano, nello scorso anno, vinse la Coppa Italia, mentre Palladino quest’ anno è stato chiamato alla guida dell’Atalanta portandola dal 13° al 7° posto, dimostrando capacità di gestione e di crescita dei club che è chiamato ad allenare. In questo senso, entrambi non sono mai stati il problema della Fiorentina: al contrario, in contesti complessi come quelli che hanno ereditato, erano parte delle soluzioni.
Analizzando la Fiorentina senza di loro, il calo è stato netto: la squadra è tornata ai livelli dei primi due anni dell’era Commisso, quando lottava per non retrocedere, e quest’anno ha addirittura fatto peggio di quelle stagioni. Le circostanze delle loro partenze sono anch’esse significative. Italiano lasciò la Fiorentina a seguito di mercati obiettivamente improponibili, che indebolivano la squadra invece di rinforzarla. Palladino, invece, si separò dal club per un rapporto ormai ai minimi termini con Pradè, senza possibilità di dialogo costruttivo.
In conclusione, se si guardano numeri e contesto, emerge che né Italiano né Palladino hanno rappresentato il vero problema della Fiorentina. Anzi, la loro gestione e i loro risultati mostrano che erano figure chiave per mantenere la squadra competitiva, in un momento storico caratterizzato da difficoltà e cambiamenti strutturali. Oggi, senza di loro, la Fiorentina paga il prezzo di scelte errate e di un progetto tecnico incerto.
