Moise Kean segna, ma poi resta seduto. È questo il paradosso che racconta meglio di ogni statistica il momento non facile dell’attaccante, capace domenica scorsa di firmare un gol-vittoria di vitale importanza contro la Cremonese eppure costretto, tre giorni dopo all’Olimpico, alla seconda panchina consecutiva contro la Lazio. Una scena a cui il bomber non era abituato e che fotografa uno dei tanti risvolti di una stagione fin qui decisamente complicata per l’ex Juventus.
A parlare sono soprattutto i numeri, impietosi. Al giro di boa dello scorso campionato Kean viaggiava a tutt’altra velocità: 11 gol in Serie A in 1.398 minuti giocati (escludendo il recupero con l’Inter disputato a febbraio). Oggi, con un minutaggio persino superiore – 1.443′ – il bottino si ferma a cinque reti. E non si può certo dire che le assenze abbiano inciso più di tanto: una sola gara saltata per intero, quella di Genova, coincisa con l’esordio di Vanoli in panchina.
A rendere ancora più nebuloso il momento del classe 2000 ci ha pensato lo stesso allenatore, che a Roma ha svelato un retroscena: Kean ha dovuto convivere nelle ultime settimane con problemi fisici alla caviglia destra, al punto da scendere in campo a Parma dopo infiltrazioni e senza essersi praticamente mai allenato nella settimana precedente. Un dettaglio tutt’altro che marginale, che spiega molte scelte recenti e un impiego sempre più centellinato. Il problema, in realtà, affonda le sue radici più lontano. Tutto nasce dalla gara della discordia col Sassuolo, quella del rigore conteso e poi tolto a Kean da Mandragora. In quell’occasione il numero 20 subì un trauma proprio alla caviglia, dando il via a un calvario mai del tutto superato.
Da allora le terapie non si sono mai fermate, nemmeno quando la scorsa settimana l’attaccante è volato negli Stati Uniti per motivi familiari, continuando a seguire il programma concordato col club. Ecco perché le ultime panchine, ecco perché Vanoli procede con cautela. La speranza, però, è che già domenica contro il Milan Kean possa tornare a guidare l’attacco dal primo minuto. Sarebbe il modo migliore per lasciarsi alle spalle settimane difficili e ritrovare il gol per la terza gara casalinga consecutiva, dopo quelli pesanti contro Udinese e Cremonese. Perché il talento non è in discussione, ma ora più che mai Moise ha bisogno di continuità e fiducia. Lo riporta La Nazione.
