Idee chiare. Messaggi chiari. Parole chiarissime. E l’elmetto in testa. Lui, Paolo Vanoli, l’ha indossato. Ma soprattutto, quell’elmetto, l’ha già consegnato ai suoi giocatori, come simbolo essenziale e decisivo della lotta che la Fiorentina deve affrontare per arrivare al traguardo della salvezza.
Concetto numero uno: piccoli passi e una cosa alla volta. «Dobbiamo affrontare e vivere la situazione così, partita dopo partita, cercando di rosicchiare punti un po’ alla volta, senza guardare troppo avanti. Salvarsi e magari vincere la Conference per salvare la stagione? E’ un tipo di mentalità sbagliata. Perché per arrivare alla salvezza bisogna affrontare le situazioni in modo separato non accavallarle».
Concetto numero due: calarsi in una realtà opposta a quella d’inizio stagione. «Nel primo discorso ai ragazzi ho detto: siamo qua sotto. Magari siamo anche bravi, ma siamo qua sotto, per cui adesso dobbiamo metterci l’elmetto. Questo gruppo deve affrontare le prossime partite con l’umiltità del vincente. Non con la presunzione del vincente. Essere umili ti porta ad avere fame di altre vittorie e quindi continuare a vincere. Ci servirà una mentalità operaia».
Concetto numero tre: l’allenatore è pronto a fare scelte importanti. Sicuramente anche dure e divisive. «Non posso stare dietro a guardare se un giocatore è bravo, perché io devo portare risultati: è un passo per tutti a livello mentale. Con me gioca chi porta risultati. La mentalità parte dalla testa, non dai piedi. Oggi abbiamo cinque cambi a disposizione, il 50% della formazione: chi entra, deve entrare bene. Fagioli? E’ un giocatore di qualità. Può fare la mezzala come il play, però deve dimostrare chi è. Gud? Deve lui capire me, non il contrario. E anche velocemente. Si tratta di giocatori importanti e che sono stati presi perché hanno qualità, ma bisogna cambiare mentalità. Albert è un giocatore su cui crediamo, ma ora siamo tutti sulla stessa barca. Non si può guardare l’aspetto tecnico, ogni giocatore deve fare una corsa in più per il compagno, a partire dagli attaccanti».
Concetto numero quattro: niente egoismi. E come esempio la convivenza di giocatori come Kean e Piccoli. «C’è un parco attaccanti da sfruttare. Piccoli e Kean hanno caratteristiche molto simili, ma se si mettono a disposizione l’uno dell’altro in futuro potrebbero anche giocare insieme. Non è la priorità, devono essere bravi a giocare anche da soli e mettersi a disposizione della squadra».
Concetto numero cinque: niente regole rigide su difesa a tre o a quattro: «Oggi si lavora tanto sui dati, noi nelle prime undici partite riscontriamo dati che ci fanno capire che c’è da lavorare su tutto. A partire dalle cose più semplici, come la compattezza. Prendiamo tanti gol su calcio piazzato, in un solo allenamento ho solo deciso di fare la marcatura a uomo. Adesso bisogna fare le cose basiche, anche elementari, il momento dice questo». Vanoli, l’elmetto e salvezza. La presentazione del nuovo allenatore è stata accesa dalle parole del direttore generale, Ferrari e ‘accompagnata’ da quelle del nuovo ds, Goretti che ha detto: «La prima mossa da dirigente è stata la scelta di Paolo. Quello che io e lui vogliamo vedere sono ‘facce scavate’, e non giocatori che al 25′ si piegano sulle ginocchia…». Lo scrive La Nazione.
