Se avessimo a disposizione una macchina del tempo ci sarebbe sicuramente un giorno, almeno nella memoria di tifosi, che tutti i sostenitori viola, sia di oggi che di ieri, vorrebbero poter rivivere (o vivere per la prima volta) anche solo per un momento… Era l’11 maggio 1969 quando la Fiorentina, imponendosi sulla Juventus con un netto 2-0 firmato da Chiarugi e Maraschi, si assicurava con una giornata di anticipo il suo secondo ed ultimo scudetto.

Sono ormai passati 48 anni dall’impresa della squadra allestita grazie agli investimenti del presidente Nello Baglini ed affidata alle cure del Petisso Bruno Pesaola, e dell’impresa di quella banda di giovani capace di perdere un sola partita (senza mai cadere in trasferta) nell’arco di tutta la stagione resta il ricordo negli occhi di chi ha vissuto quella cavalcata e che, quasi come fosse un dovere, lo ha tramandato alle generazioni successive. Generazioni che non hanno potuto assistere in prima persona alle parate di Superchi, alle gesta di De Sisti, Merlo, Amarildo e Ferrante ed alle reti di Chiarugi e Maraschi e che, a parte qualche coppa nazionale, non hanno mai potuto gioire nel vedere la Viola vincere un campionato e cucire il prestigioso tricolore sul petto.

Infatti, dalla fine dagli anni ’70 in poi, la Fiorentina non hai mai più lottato concretamente ai vertici, a parte un lungo testa a testa con la Juventus datato 1982 e terminato tristemente (ed in modo dubbio) in favore dei bianconeri ed un primato dissipato nel girone di ritorno nella stagione 1998/99.

A quasi mezzo secolo di distanza, quindi, la sensazione di essere più in alto di tutti, il brivido di vedere la Fiorentina in vetta alla classifica e sulle prime pagine dei giornali, la gioia dei caroselli che invadono le piazze festanti sono solo fantasie che prendono forma nel racconto di nonni e genitori che, fortunatamente, hanno potuto sventolare al cielo le bandiere e le sciarpe viola prima di questo lungo ed interminabile digiuno.

48 lunghi anni nei quali però i sogni di gloria non si sono mai spenti. Tanto tempo, nel corso del quale però la speranza di assaporare, almeno una volta nella vita, quelle emozioni irripetibili e quell’estasi impareggiabile non ha mai lasciato il posto alla rassegnazione ed all’idea che, forse, potrebbe non succedere mai più.

Gianmarco Biagioni