Vedi il Diavolo, e ti ritrovo all’inferno. Come altro definire, la situazione della Fiorentina? Sembra incredibile, a dirlo ma cosi’ è: i viola dopo sette giornate non hanno ancora vinto una partita, continuano a buttare via punti da posizioni di vantaggio (siamo a 11) e soprattutto, si ritrovano miseramente ultimi. Al pari di Genoa e Pisa, è vero, ma pur sempre ultimi.
Difficile insomma, immaginare qualcosa di più simile di un girone dantesco. E non si parli di beffa, sia chiaro, perchè nonostante l’1-2 sia arrivato a due passi dal 90′ la banda di Pioli ha fatto veramente poco, praticamente nulla per meritarsi di più. Ha giocato per prendersi un punto ed è tornato con zero. E basta pensare alle scelte iniziali di Pioli per capire di cosa si stia parlando. Il miser infatti alla ricerca di qualcosa di buono (prestazione e possibilmente risultato) si è presentato a San Siro con l’abito pesante. Perché il modulo era più o meno lo stesso delle ultime gare (il 3-4-2-1 declinabile anche in 3-5-1-1) ma gli interpreti no. Un cambio solo (Fagioli per Gudmundsson) ma sostanzioso. Perché l’islandese è un attaccante, l’ex Juventus no.
Una sorpresina ma soprattutto un esame che sapeva tanto di prova d’appello. Una mano tesa (dal mister) dopo le parole dure dell’altro giorno. Della serie: vediamo se cambiando atteggiamento e ruolo arriva una risposta.
Una scelta che aveva comunque un senso, quella di imbottire il centrocampo, e che si poteva spiegare in due modi. Da una parte la voglia di rubare il pallone al Milan e di palleggiare il più possibile, dall’altra la necessità di crear più densità possibile intorno a Modric. Non una gabia ma qualcosa di simile. E poi Kean. Atteso, dopo i segnali della vigilia, e protagonista di un recupero vicino all’incredibile. Restava da capire come avrebbe reagito alla partita, e se i viola (soprattutto) avrebbero saputo approfittare di un avversario a dir poco “raffazzonato” e con Saelemakers appena recuperato e reinventato trequartista a supporto di Leao. Due squadre che si guardano allo specchio, nel senso letterale del termine. Stesso modulo, e stesso modo di stare in campo: attesa e baricentro abbastanza basso in fase di non possesso, ricerca degli spazi con fraseggio col pallone tra i piedi. Ne è venuta fuori una partita bruttina in avvio, e dove era evidente che come potessero essere le giocate individuali, o le pale da fermo, a determinare. Non a caso la prima occasione è arrivata su punizione ed è stato Pavlovic a graziare De Gea. Per il resto più o meno, il niente. Un po’ meglio il Milan ma veramente poca roba la Fiorentina come riportato dall’edizione odierna de “Il Corriere Fiorentino”
