Nelle pagine del Corriere dello Sport troviamo un articolo firmato da Ivan Zazzaroni: “Richiamare Daniele Pradè, non vedo altre soluzioni. Restituire, anche solo per pochi mesi, un minimo di struttura ed equilibrio a una società spiazzata e in confusione. Pradè il giocattolo lo conosce bene avendolo costruito. Si impose le dimissioni, lo fece per sopravvivere a un ambiente che da due mesi lo detestava, era il bersaglio facile, l’unico, ma era anche a Firenze da dieci anni (in due momenti) nei quali la squadra aveva conquistato finali nazionali e internazionali. Troppo romano, l’accusa, e troppo legato ad agenti della capitale. Ma Pradè respira e ama Firenze come nessuno dei pochi manager presenti. Può aver commesso degli errori, ma in estate eravamo tutti convinti che avesse speso bene i soldi di Commisso. Temo che lui non accetterebbe di tornare per non rivivere quei giorni nei quali fu condannato a chiudersi in casa”.
