Dopo non aver sfruttato un altro scontro diretto (anche se il Parma aveva e ha dieci punti in più della Fiorentina), dopo aver dato ennesima dimostrazione d’incompiutezza tecnica, identitaria e caratteriale, c’era bisogno di qualche urlaccio e di far sibilare i fischi: perché quello che c’è non è sufficiente per salvarsi. Lo dicono le 28 giornate fino a ora e lo dice il calendario. E non si dica, viceversa, che questi fischi e questi cori possano far male a una squadra perché è impaurita. Lo scrive il Corriere dello Sport.
I fischi di tutto lo stadio (già al 45’ e anche un paio di minuti prima dell’intervallo quando Keita ha sfiorato il palo con un tiro che ha messo “paura” a De Gea) e i cori della Curva Fiesole al termine di uno 0-0 che, sì dava il quart’ultimo posto e la zona salvezza alla Fiorentina (solo perché la Cremonese aveva perso a Lecce) ma mortificante nei modi e nella sostanza, non sono nemmeno da considerare una nuova contestazione nei confronti della squadra riunita a metà campo a prenderseli.
Le contestazioni sono altre, al netto magari di un-coro-uno poco edificante, figurarsi le manifestazioni d’inciviltà distanti anni luce da qui, e fischi e cori non sono persino da considerarsi uno sfogo di rabbia: sono il grido di dolore di Firenze, della sua gente e dei tifosi viola che non si arrendono e provano a trasmettere il loro spirito a Vanoli e al suo gruppo. Verso Cremona, verso quel che resta del campionato (dieci partite posticipo di lunedì sera compreso), contro soprattutto un destino che nessuno vuole sia già scritto e per questo non poteva bastare un mediocre 0-0, e la zona salvezza agganciata per le disgrazie altrui, a far stare un po’ più tranquillo il popolo del Franchi. Anzi.
