Nelle pagine del Corriere dello Sport oggi in edicola troviamo un pezzo firmato da Alberto Polverosi: “Se la Fiorentina è diventata una squadra da Serie B, con giocatori da Serie B, pazienza. Succede. Raramente, ma succede. Se invece questa squadra gioca così, come ieri a Losanna e come tante altre volte, senza rendersi conto che in questo modo prende in giro la gente, allora no, non ci siamo. Che non vengano a parlare di paura, perché si può avere paura solo del male, non di giocare a calcio, non di una partita sul campo di una squadra di medio-basso livello tecnico che ieri sera, in certi momenti, sembrava il Real Madrid. Che non vengano a parlare di sfortuna, perché invece di prendere solo un gol, ne potevano prendere anche due o tre. Al de la Tuiliere di Losanna, non al Bernabeu di Madrid. E siccome questo è un anno dove anche quando va male in realtà va malissimo, la sconfitta non basta alla Fiorentina per uscire dalle 24 che a febbraio dovranno giocare le due partite di spareggio per gli ottavi di Conference League. A vederla in questo stato c’è da credere che ne avrebbe fatto volentieri a meno. Peraltro le giocherà in mezzo a Como, Pisa e Udinese in campionato. Una fatica in più, una distrazione in più. E’ presto per dirlo. E’ invece opportuno dire che ieri i nove cambi di Vanoli rispetto alla sconfitta col Verona avevano un solo scopo, puntare tutto sulla partita di domenica contro l’Udinese.
Potrebbe essere un alibi, nove giocatori nuovi tutti insieme non fanno squadra. Ma la realtà è che la Fiorentina finora non è mai stata squadra. La quantità di palloni persi sul campo sintetico di Losanna è stata impressionante, i viola non riuscivano a mettere insieme due passaggi di fila, una deriva completa sul piano del gioco, ma anche della corsa, del ritmo e della voglia di battersi. In campo c’erano giocatori che avrebbero dovuto bruciare l’erba (insomma, la plastica) per costringere Vanoli a sceglierli nelle partite vere. Invece niente. Dzeko, ancora con la fascia di capitano al braccio, ha lasciato lì tre o quattro palloni, ha perso un bel po’ di contrasti e non ha mai, proprio mai, inciso nella parte finale dell’azione; Piccoli si è adeguato in fretta alla solita routine di una squadra senza anima, sprofondando in una crisi personale che fa spavento; Sohm, uno dei due confermati, ha continuato a passeggiare e a sbagliare; Nicolussi, quando ha tentato di verticalizzare, ha regalato una palla dietro l’altra agli svizzeri. Che, a differenza dei viola, qualche bella azione l’hanno messa insieme. Nel palleggio decisamente meglio loro dei fiorentini. Ma anche nel ritmo, nell’organizzazione, nella tenuta fisica e atletica. Il raddoppio di marcatura da parte dei padroni di casa era automatico, da parte dei fiorentini mai, come si è visto in occasione del gol.
A Losanna i tifosi più anziani si erano fatti una certa idea dei viola e della loro storia. Un’idea bella perché di viola era vestito Giancarlo Antognoni che chiuse proprio nella città sul lago la sua carriera. Quell’idea è stata subito cancellata dagli ultimi eredi del capitano che hanno giocato un’altra partita avvilente, totalmente vuota, senza rabbia, senza orgoglio. Una squadra allo sbando. Lo striscione portato in Svizzera dagli ottocento tifosi della Fiorentina era un invito, seppur perentorio: “Questa città merita rispetto, onorate quel giglio cucito sul petto”. Invito di nuovo tradito”.
