Ci sono tanti modi di leggere la risalita della Fiorentina in classifica e una di queste si chiama sicuramente Fabiano Parisi. La novità tattica del terzino sinistro che diventa ala destra: l’idea è stata di Vanoli, l’esterno campano l’ha messa in pratica, la Fiorentina ne sta assaporando i vantaggi. Ma ora serve solo la salvezza. Che è in cima ai pensieri di tutti al Viola Park. E di Fabiano in particolare, che di Firenze ha ormai fatto casa sua: ieri, oggi e domani c’è la Viola. Lo scrive La Nazione.
Da sinistra a destra è stato un attimo e invece c’è quasi una vita calcistica dentro.
«Vero. Comincio da centrocampista centrale o mezzala, quindi le mie caratteristic he naturali sono quelle di puntare l’uomo. Adesso, da difensore ad attaccante, il mio modo di giocare è cambiato e sono contento di aver trovato, grazie al lavoro combinato con il tecnico, un nuovo punto d’equilibrio: l’importante però è sempre è mettersi a disposizione della squadra».
Come nasce la formula che si sta rivelando vincente?
«C’è stato un contatto avuto con Vanoli quando eravamo in emergenza. Mi chiamò negli spogliatoi e mi disse “so che hai fatto anche il quinto di destra l’anno scorso e io vorrei farti giocare alto a destra…”. Sarebbe stato per la partita del Franchi contro l’Udinese e io ho detto subito sì, perché c’era bisogno e perché ero un po’ l’unico in quel momento che avrebbe potuto farlo».
Vanoli non legge: meglio terzino sinistro o ala destra?
«Non c’è un meglio. Sono sette-otto anni che gioco diciamo terzino sinistro e quello è il mio ruolo preferito, però amo tantissimo anche fare l’esterno a destra perché ho più compiti offensivi, mentre da terzino bisogna prima curare la fase difensiva».
Vicino alla porta avversaria in cosa deve migliorare per incidere?
«Nell’ultimo passaggio, in allenamento sto curando tanto il piede destro. In quella zona di campo se vai sia a destra che a sinistra per l’avversario è più difficile marcarti».
Il merito è suo, così ha detto Vanoli.
«Lo ringrazierò per l’opportunità e la fiducia. In una fase di crescita della mia carriera mi serviva un allenatore come lui. Mi ha aiutato e mi sta aiutando tantissimo, il resto lo fa il mio motto di vita: non mollare mai e provare ad essere sempre all’altezza quando sei chiamato in causa».
