Saranno i giorni a cavallo tra l’8 e il 22 marzo a definire nei dettagli quello che sarà l’epilogo della stagione della Fiorentina. No, stavolta nessuna frase fatta. Davvero la squadra di Vanoli, in appena quindici giorni, capirà molto (se non tutto) del proprio futuro: se, tanto per cominciare, dovrà soffrire fino al termine del campionato per centrare la salvezza e se poi la Conference potrà rappresentare un obiettivo alla portata.
Due temi diversi ma che nel giro di poche ore sono stati rimessi in discussione, alla luce prima della brutta figura al Franchi con lo Jagiellonia e poi della debacle andata in scena lunedì a Udine, che ha confermato come De Gea e soci siano ancor ben lungi dall’aver abbandonato i problemi che li perseguitano da inizio anno. Nel giro di due settimane, infatti, la Fiorentina dovrà affrontare tre turni di campionato (le sfide interne con Parma e Inter più quella in trasferta di Cremona) e il doppio confronto valido per gli ottavi di Conference con il Rakow e la speranza è quello di arrivare alla sosta di fine mese con almeno un obiettivo in tasca.
Quale? Quello della permanenza in Serie A, che resta l’assoluta priorità sia di Vanoli che della società. Certo, sarà impossibile avere la certezza matematica della salvezza a 8 giornate dal termine eppure è chiaro che 6 punti nei prossimi due turni – peraltro scontri diretti – aiuterebbero e non poco a vedere con ottimismo gli ultimi mesi di stagione. Più complicato pensare che il terzo torneo Uefa possa rappresentare un impegno da prendere con reale furore agonistico: testa, gambe e cuore saranno dirottati su tutt’altro. Lo scrive La Nazione.
