I numeri, del resto, parlano chiaro e sono impietosi nel fotografare Vanoli come il peggior allenatore dell’era Commisso. Quelle timide scosse che sembravano intravedersi in due momenti della stagione – i pareggi con Genoa e Juventus e il roboante 5-1 rifilato all’Udinese – sono state cancellate da una serie di prestazioni e risultati che hanno complicato ulteriormente il già delicato piano-salvezza della Fiorentina. La sconfitta di Parma ne è stata l’ennesima conferma. E pensare che fin dal suo arrivo Vanoli aveva indicato tre priorità nel suo lavoro: maggiore solidità difensiva, attenzione nei momenti chiave delle partite e collaborazione tra i giocatori. Tutti aspetti riaffiorati in negativo in Emilia: con quello di Sorensen, sono saliti a 28 i gol subiti in campionato, l’ultimo incassato dopo appena 3′ della ripresa (con sbandata arrivata proprio nel settore su cui il tecnico aveva messo le mani con un cambio all’intervallo…) ma a far discutere è stato anche l’ennesimo tentativo di risolvere la partita individualmente da parte di più elementi, Kean su tutti.
Della sua mano , del tanto auspicato «vanolismo», non si è visto nulla. Anzi, a far discutere sono state soprattutto alcune recenti uscite infelici davanti alle telecamere, prima che il club imponesse un prudente silenzio stampa. Per questo, prima ancora di intervenire sul mercato, Paratici sarà chiamato a valutare la posizione dell’allenatore. Una decisione che potrebbe arrivare già domenica contro la Cremonese: senza una vittoria, l’esonero apparirebbe inevitabile. E dire che fino a poche ore fa, da casa Fiorentina, filtrava il messaggio di una fiducia totale nei confronti di Vanoli (che godeva anche di quella di Paratici). Ma tre sconfitte su quattro negli scontri chiave di dicembre con Sassuolo, Verona e Parma hanno cambiato radicalmente lo scenario. Lo riporta La Nazione.
