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Kayode duro: “Via dalla Fiorentina perchè non giocavo mai, lo dissi a Palladino. Non me l’aspettavo”

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Kayode duro: “Via dalla Fiorentina perchè non giocavo mai, lo dissi a Palladino. Non me l’aspettavo”

Redazione

11 Settembre · 19:49

Aggiornamento: 11 Settembre 2025 · 19:49

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A 9 mesi dal suo addio alla Fiorentina, Kayode racconta i motivi del suo addio alla squadra viola. Le sue parole

L’ex terzino della Fiorentina, Kayode, ora al Brentford in Premier League, ha parlato a Calcio Premier e Viola News, queste le sue parole:

Innanzitutto come stai? Hai dovuto lasciare il ritiro dell’Under 21
“Stavo male a livello fisico, ma non infortunio. Avevo la febbre alta e hanno deciso di mandarmi a casa”

Come sta andando la stagione? Avete cambiato molto al Brentford
“Benissimo, alla fine l’allenatore che abbiamo ora era arrivato a gennaio, era una sorta di terzo allenatore. Si occupava di calci piazzati e rimesse laterali. Quindi lo conoscevamo già tutti, ed alla fine è diventato il nuovo allenatore, a noi va benissimo. Ovviamente Frank, che come mister è veramente forte. Da quando sono arrivato mi ha gestito benissimo ed abbiamo parlato tanto, si merita di essere lì (al Tottenham). Andrews ha portato qualcosa di diverso, ma alla fine non è cambiato molto”

L’inizio è stato complesso
“Frank mi ha integrato subito, ovviamente io sono venuto qui ben conscio. Sapevo che non avrei giocato sempre all’inizio, quello sarebbe stato un sogno. Dovevo conquistarmi il post, Frank mi ha gestito benissimo. Io alla Fiorentina non giocavo mai, e avevo parlato con il mister. Ma buttandomi subito dentro avrebbe corso un rischio. Io non ero pronto in quel momento, fisicamente e tatticamente la Serie A e la Premier sono totalmente diversi. Pure per me giocare subito era un rischio. Ho avuto un mese di tempo in cui guardavo, e parlavo molto. Poi c’è la lingua diversa ed il paese diverso. Spesso entravo alla fine, e poi quado avrei dovuto giocare da titolare mi sono fatto male. Quando sono tornato ho fatto la partita con l’Arsenal, che è andata bene, e da lì ho sempre giocato.”

Com’è il clima in Premier?
“Appena sono arrivato hanno iniziato a cantare e farmi un coro (ride, n.d.r). Sono rimasto stupito, non me lo aspettavo. Gli stadi inglesi sono incredibili. In qualsiasi partita lo stadio è pieno, anche se ovviamente non hanno gli ultras come in Italia. In Premier è tutto più coinvolgente, se c’è un’azione bella urlano e si esaltano tutti assieme. Per me è una cosa diversa. Le strutture sono pazzesche, e ogni partita è emozionante”

Il Brentford è un bello step. Quali sono i vostri obiettivi, e che leader è Jordan Henderson?
“Avere Henderson qui è incredibile per noi, si è visto fin da subito. Ha vinto una Champions da capitano del Liverpool, quindi ci da tanto. Ci ho parlato molto, e lavoriamo assieme, fa bene avere uno come lui. Non abbiamo chissà quali obiettivi, neanche lo scorso anno ci siamo posto particolari obiettivi. Vogliamo fare il meglio possibile per garantirci qualcosa”

Quanto ti ha aiutato giocare in Serie D, dal punto di vista della mentalità?
“Moltissimo. Certo, molti ragazzi pensano che giocare in categorie inferiori sia come la fine, che poi non poi più tornare più su. Invece giocare in una Serie D, a 16-17 anni aiuta molto. In una Primavera sei sempre un po’ cullato, in molti dalla Primavera poi vanno in C, e non hai più l’opportunità di essere sotto una grande società. Quindi ritrovarsi subito lì è difficile, c’è chi lotta per vincere, chi per scalare le categorie e permettersi qualcosa in più… giocare in questo clima ti fa crescere molto. Non devi pensare “Oh no, dove mi hanno mandato“. Dalla Juventus sono passato al Gozzano, lì per lì non è stato semplice, ho sofferto la cosa. Dopo 7 anni nello stesso posto. Poi alla fine ho capito che è stato quasi meglio andare in D, che rimanere tanti anni alla Primavera della Juventus. Per me la Serie D è un percorso, non bisogna pensare che si possa perdersi, questa categoria ti forma tanto. Io poi sono tornato in Primavera, alla Fiorentina.”

Un particolare tecnico, come nasce il tuo talento sulle rimesse laterali? In Inghilterra questi dettagli fanno la differenza
“Lo hanno notato subito qui, in Inghilterra si lavora molto su queste situazioni. Ci sono statistiche folli sulle situazioni di palla da fermo. Da quando sono qui ci lavoro molto, e per me è davvero una cosa utilissima. Puoi sfruttarla per creare qualcosa, non è facile da difendere. C’è molto casino, non c’è la forza di un angolo. Non puoi respingere tanto più in là il pallone, e la palla se cade sempre lì può andare al mio compagno.”

Rory Delap (ex giocatore dello Stoke) era famoso per queste rimesse, ma le tue sono lunghe e con grande parabola
“Sinceramente L’ho provata una volta (ride n.d.r), e ho scoperto di averla così. Mai allenata, l’ho scoperta nel tempo.”

Firenze o Londra?
“Firenze tutta la vita”

Sull’addio alla Fiorentina: “Gli ultimi 6 mesi in viola sono stati difficili, non lo nego. Perché venivo da un periodo dove giocavo, e mi aspettavo di giocare di più, avevo parlato anche con il mister (Palladino, n.d.r). Ma penso che quei mesi per me siano stati fondamentali, soprattutto per me che sono giovane ed ero entrato in un nuovo mondo. Venivo da un Europeo vinto, alla prima stagione alla Fiorentina (la 23/24) giocavo sempre. Naturalmente all’inizio non avevo aspettative, ma dopo una stagione fatta bene pensavo di avere minuti… poi davanti avevo comunque Dodò. Lui è un giocatore fortissimo, e poi noi siamo molto amici, ci sentiamo sempre, e lo sapevo. Ma non mi aspettavo di non giocare mai, questo no, è una cosa diversa… ok che ci sono determinate partite e determinate cose, ma il mio spazio pensavo di averlo. Ovviamente non era facile, era la prima volta per me”

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