Intervistato ai microfoni de “Il Pentasport” di Radio Bruno, Francesco Flachi ha analizzato il momento complicato che sta attraversando la Fiorentina.
Ecco le parole dell’ex attaccante viola:
“La Fiorentina sembra aver fatto un passo indietro rispetto alle prestazioni offerte contro Como e Pisa. In momenti come questi anche un calcio più sporco e pragmatico può aiutare a uscire dalle difficoltà, ma la squadra non riesce a mantenere mentalità vincente e concentrazione, aspetti che ora sono fondamentali. Nel frattempo anche le altre squadre hanno ripreso a fare punti e, a differenza dei viola, sono più abituate a lottare in quelle zone di classifica. Il pareggio con il Parma può avere valore solo se verrà seguito da una vittoria contro la Cremonese.
Le dichiarazioni rilasciate in questi giorni non hanno dato una buona impressione. In particolare l’intervista di De Gea della scorsa settimana lascia intendere che il gruppo non sia davvero compatto. Anche Gudmundsson, a livello di atteggiamento, sembra in difficoltà e poco integrato con il resto della squadra: l’impressione è che ognuno pensi più a sé stesso che al collettivo. Dall’inizio dell’anno sono arrivate solo cinque vittorie e, senza orgoglio e cattiveria agonistica, diventa difficile andare lontano. In questo momento la Fiorentina dovrebbe ritrovare uno spirito più operaio e concreto, piuttosto che affidarsi solo al proprio nome”
Su Gudmundsson:
“Indossare la maglia numero 10 comporta responsabilità importanti. È un numero che richiede personalità e capacità di prendersi la squadra sulle spalle nei momenti complicati. Per le sue qualità ci si aspettava un impatto diverso, soprattutto considerando quanto aveva fatto vedere a Genova. La numero 10 a Firenze rappresenta una tradizione pesante, legata a giocatori come Rui Costa, Mutu e Antognoni.”
Sugli esterni:
“Solomon sembra offrire qualcosa in più rispetto a Harrison grazie a giocate di qualità, anche se talvolta insiste troppo nel tentativo di saltare l’uomo. Spesso però questa situazione nasce dal fatto che i compagni si muovono poco senza palla. Harrison, dal canto suo, ha garantito più quantità che qualità: dovrebbe assumersi maggiori responsabilità e avere meno timore di incidere negli ultimi sedici metri. Limitarsi ai cross dalla trequarti rende tutto più prevedibile e facilita il lavoro delle difese avversarie.
Anche Fabbian e Brescianini sembrano aver perso brillantezza. Probabilmente il sistema di gioco, basato su un palleggio troppo lento e prevedibile, ha finito per limitarli: arrivavano da squadre molto offensive e avevano l’abitudine di inserirsi spesso in area.”
Sulle parole di Ranieri:
“Accontentarsi di un pareggio rischia di trasmettere un messaggio sbagliato. Sarebbe stato più opportuno riconoscere gli errori e chiedere scusa ai tifosi, perché un po’ di autocritica può aiutare a ritrovare concentrazione e responsabilità.
