La scorsa estate sono stati spesi 90 milioni che hanno prodotto quello che è sotto gli occhi di tutti, poi si è aggiunto lo scarso apporto di chi è arrivato a gennaio. Vanoli stesso è stato chiaro parlando del gap con le squadre competitive come il Crystal Palace: «Se si vuole alzare il livello, la società deve pensare a questo». Ad oggi è faticoso trovare qualche giocatore certo di rimanere. Gudmundsson, Comuzzo, Gosens, Piccoli, Dodo (che da tempo tratta un rinnovo che non arriva mai), Fazzini, solo per fare alcuni nomi, sono in bilico. Così come quelli il cui riscatto dal prestito si attiverebbe in caso di salvezza (Fabbian, Brescianini, Rugani). O come Harrison e Solomon, il primo poco convincente, il secondo di più ma fermo da oltre un mese.
Con tre assenze di peso (Parisi, Solomon e Kean), a Londra i viola avevano una panchina insoddisfacente. Qui il nodo: c’è da rifare la Fiorentina e l’operazione non è solo sul piano tecnico ma anche su quello numerico. Questo nodo se ne porta dietro un altro, il più importante: quale sarà la disponibilità economica che la famiglia Commisso garantirà a Paratici per il prossimo mercato? C’è un disavanzo colmato solo in parte dalle cessioni, l’impegno morale (così come la permanenza) dei proprietari americani è stato sottolineato più volte, però va certificato. Vogliono rilanciare, anche in assenza di coppe europee, o tenere calmierati i conti? Si parte da qui, non c’è dubbio: la Fiorentina può tornare competitiva solo se c’è una forte spinta in avanti. Lo scrive il Corriere dello Sport.
