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Ferrari parla di stadio? Allora ci spieghi perché non c’è ancora il sold out a tre giorni dalla gara con la Juve

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Ferrari parla di stadio? Allora ci spieghi perché non c’è ancora il sold out a tre giorni dalla gara con la Juve

Redazione

19 Novembre · 11:22

Aggiornamento: 19 Novembre 2025 · 11:22

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Da settimane il direttore generale della Fiorentina, Ferrari, ripete che lo stadio sta generando perdite economiche enormi, citando numeri che, alla prova del bilancio reale, non sembrano avere riscontri. Una narrativa che punta il dito contro l’amministrazione comunale, dipinta come causa di ogni problema, mentre la Fiorentina viene presentata quasi come una vittima assoluta della situazione.

Eppure, se si esce dal racconto e si guardano i fatti, emerge un quadro molto diverso.
Oggi, mercoledì, alle ore 11:00, a circa 60 ore dalla partita più sentita dell’anno, Fiorentina–Juventus, non c’è ancora il sold out. Mancano ancora circa 2.000 biglietti. Una situazione quasi surreale, soprattutto considerando che la capienza è già ridotta.

Che poi probabilmente il tutto esaurito arriverà, questo è quasi certo. Ma il punto non è la fotografia finale: è il perché, tre giorni prima della partita più calda dell’anno, lo stadio non sia già stato riempito in pochi minuti come sarebbe stato normale in qualsiasi altra fase storica della Fiorentina.

Ed è qui che bisognerebbe tornare alla realtà. Altro che parlare ogni giorno delle perdite dello stadio, attribuire colpe al Comune o dipingere la Fiorentina come martire della situazione.
Forse la vera domanda che Ferrari dovrebbe porsi è un’altra: com’è possibile che, alla vigilia di Fiorentina–Juventus, la squadra non riesca a trascinare la propria tifoseria?

Il problema più evidente è il clima attorno alla società, che sembra aver smarrito la capacità di coinvolgere il proprio popolo. A questo si aggiunge un altro tema che Ferrari evita: il costo dei biglietti. Prezzi alti, spesso percepiti come fuori proporzione, non aiutano certo in un momento economico difficile per tutti. Invece di alimentare polemiche sui lavori dello stadio, un tema sì importante, ma non la priorità assoluta, sarebbe forse più utile chiedersi perché proprio ora, proprio contro la Juventus, con lo stadio più piccolo e una rivalità storica che normalmente riempirebbe gli spalti senza pensarci, ci si ritrovi ancora con posti invenduti.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: la società sembra più impegnata a costruire alibi che a costruire entusiasmo.
Invece di lamentarsi continuamente dello stadio, dei lavori, delle istituzioni, sarebbe il caso di guardare in casa propria, chiedersi come riconquistare il rapporto con la tifoseria e come creare davvero un ambiente trascinante.

Perché una cosa è certa: lo stadio sicuramente è un problema e la Fiorentina sotto certi aspetti ha pure ragione, questo però non è il tema principale che deve toccare la società.

Poi, chissà: il pienone arriverà. Ma certe domande restano. E sarebbe il caso che qualcuno, in società, iniziasse finalmente a farsene carico

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