Anno nuovo, vita nuova. Soprattutto: nuova Fiorentina. Lo raccontano le prestazioni (o almeno gran parte di esse) e lo certificano i numeri. Perché certo, si può e si deve discutere su scelte, formazioni, atteggiamenti, sostituzioni o dichiarazioni ma alla fine nel calcio devi presentare un conto e se questo torna significa che, tutto sommato, il lavoro è andato o sta andando nella giusta direzione. E così veniamo ai viola, alla lunga e ovviamente non ancora conclusa o compiuta rincorsa verso una complicatissima salvezza, e in particolare al percorso di Paolo Vanoli.
La premessa, doverosa e sulla quale appare ormai difficile discutere, è che senza il cambio di allenatore forse oggi non staremmo qua a discutere di come e quando Kean e soci potranno finalmente tirare un sospiro di sollievo ma più probabilmente di una squadra ormai condannata ad un orrendo destino. Basta pensare a dov’era la Fiorentina dopo quella tremenda gara interna col Lecce: ultima, con 4 punti raccolti nelle prime 10 giornate e lontana 2 punti dalla salvezza. Oggi, dopo la 30esima giornata, i viola sarebbero salvi, con un punto di margine su Cremonese e Lecce. Sia chiaro. Anche per quanto riguarda Vanoli stiamo parlando comunque di un ruolino di marcia complessivo che in una qualsiasi altra stagione farebbe parlare di fallimento sportivo.
In 20 partite infatti, il mister ha raccolto 25 punti (1,25 di media) che sulla proiezione di un campionato intero farebbero 47,5. Traduzione: niente di più di una salvezza tranquilla e di un ipotetico 11-12esimo posto in classifica. In una parola: mediocrità.
Eppure, quando si analizza il cammino del successore di Pioli, bisogna dividere tra un prima (fino a fine 2025) e un dopo, iniziato (appunto) con il mese di gennaio e con il 2026. Nelle sue prime sette gare infatti, tra l’esordio col Genoa e la sconfitta di Parma, Vanoli ha messo insieme soltanto 5 punti, frutto dei pareggi col Grifone e con la Juventus e della vittoria sull’Udinese. Poi, la svolta, coincisa con la prima sfida del nuovo anno contro la Cremonese.
Da allora, i numeri parlano chiaro: dalla 18esima giornata alla 30esima la Fiorentina ha infilato 5 vittorie, 5 pareggi e 3 sconfitte che tradotto in numeri significano 20 punti in 13 partite, con una media di 1,54 a partita. Un rendimento che in questo lasso di tempo vedrebbe i viola competitivi per un posticino in Europa visto che varrebbe l’ottavo posto parziale con un solo punto in meno raccolto rispetto alla Roma, due rispetto alla Juventus e cinque in meno del Milan. Dati sostanzialmente in linea con quelli relativi ai gol fatti (18 nel nuovo anno) e ai gol subiti (16) che valgono il nono posto sia come attacco che come difesa. A proposito. Se si guarda più nello specifico alle reti segnate si scopre che quei 18 centri realizzati nel 2026 portano la firma di 12 calciatori diversi: a quota 4 c’è Kean, seguito da Gudmundsson, Piccoli e Solomon con 2, mentre Gosens, Comuzzo, Mandragora, Brescianini, Fagioli, Parisi, Dodò e Ndour ne hanno segnati uno a testa.
Come dire: avendo spesso dovuto fare a meno del bomber, Vanoli ha rimediato costruendo una mini cooperativa del gol. E poi la Conference, coi due turni (playoff più ottavi) superati grazie a tre vittorie e ad una sconfitta. Numeri che ancora non hanno portato ad alcun traguardo ma che bastano per dimostrare come col nuovo anno sia nata (anche) una nuova Fiorentina. Lo riporta il Corriere Fiorentino.
