Maledetta fu Reggio Emilia. Certo, volendo vedere il lato meno oscuro della medaglia si potrebbe dire che da lì, toccato il fondo, la Fiorentina è in qualche modo ripartita. Racconta chi frequenta il Viola Park infatti che è stato dopo quella terrificante domenica che il gruppo si è (sul serio) guardato negli occhi. Del resto quello che si era visto sul campo (e in particolare il litigio tra Moise Kean e Mandragora sul dischetto) non era accettabile e, soprattutto, non era più sostenibile una situazione interna che avrebbe portato i viola dritti all’inferno. Da lì insomma, almeno da quel punto di vista, è nata una squadra diversa. Nessuno però, e così veniamo al nocciolo della questione, poteva immaginare che quella che per il gruppo viene ricordata come la data della svolta rappresenta, per il suo centravanti, l’inizio di un vero e proprio calvario. E sia chiaro. Qua non si parla del suo (discusso) rapporto con i compagni, dei suoi comportamenti, o di voci che ciclicamente ritornano. Certo, quel giorno il suo atteggiamento non piacque praticamente a nessuno, ma in questo caso si parla invece di un infortunio alla caviglia di cui in pochi (forse nemmeno lo stesso Moise) si erano accorti.
E invece, cinquanta giorni dopo, quel problema continua a non dargli pace tanto da averlo costretto a saltare per intero le ultime due partite. Nemmeno convocato, né a Bologna né sabato per il match con il Cagliari, e con parecchie possibilità che accada lo stesso per la sfida di domani col Como. «Lo avremo in campo tra un pochino…», ha detto Vanoli. Una frase che vuol dire tutto e niente e che viene dopo quella, puntualmente smentita, della settimana prima. Dopo la vittoria col Dall’Ara infatti, il mister si disse sicuro di poterlo recuperare per lo scontro contro la squadra di Pisacane. Com’è andata si sa, ma questo non è che l’ultimo aspetto di una vicenda gestita come minimo in modo curioso e che, non a caso, ha fatto si che le solite voci (pranzi saltati, arrivi in ritardo, punizioni) tornassero a farsi sentire. «Notizie vergognosamente inventate», la versione del club, ma come detto il dentro/fuori non aiuta. Kean è rimasto in campo tutti i 90’ il giorno dell’infortunio col Sassuolo, così come una settimana più tardi col Verona. E poi 72’ giocati con l’Udinese (2 gol), le infiltrazioni di Parma (i 90’ forse peggiori della sua esperienza in viola), i cinque giorni di assenza per motivi personali, i 5’ (con rete decisiva) giocati con la Cremonese, i 30’ con la Lazio, di nuovo 90’ col Milan per arrivare alle ultime due non convocazioni.
Dura, oggettivamente, trovare un filo logico. C’è chi dice che sia stata la sua voglia di giocare «sul dolore» la causa di questo stop and go, e un gonfiore che si ripresenta ogni volta che il bomber prova a forzare. Per questo alla fine si è deciso di prenderla con calma e di provare a recuperarlo al 100% studiando un programma personalizzato che Moise ha seguito anche ieri. Con un obiettivo: tornare a disposizione per la trasferta di sabato a Napoli. L’idea insomma è risparmiargli anche la partita di Coppa Italia col Como, sperando che nei prossimi giorni riesca (finalmente) ad unirsi almeno parzialmente al gruppo. Sarebbe il modo migliore per spazzare via tutti i (legittimi) dubbi e, soprattutto, sarebbe la miglior notizia possibile per una squadra che, per salvarsi, ha un disperato bisogno dei suoi gol. Lo scrive il Corriere Fiorentino.
