Ma a questo punto con 25 e 24 punti a testa dopo 29 giornate i valori sulla carta contano sempre meno. A quelli si sono sostituiti i verdetti della classifica che raramente è bugiarda e che fotografa meglio di ogni altra statistica (altro che i modaioli Xg che tanto piacciono a chi vuole rendere complesso il calcio) virtù o vizi delle squadre. È bene dunque che i viola stasera scendano in campo senza troppi complessi di superiorità per evitare di finire scottati e poi terrorizzati dallo scenario che, in caso di deprecabile sconfitta, potrebbe aprirsi. Meglio non pensarci insomma e, prendendo in prestito il grande Indro Montanelli (tra l’altro pure tifoso viola), «turarsi il naso» accettando ancora per qualche tempo di calarsi nei panni che di certo non si addicono alla Fiorentina.
Un ultimo sforzo di realismo che, ci auguriamo, debba durare ancora per poco. Perché, dopo quello della retrocessione nell’anno del centenario, il rischio vero da scongiurare a Firenze è la lenta e quasi inconsapevole accettazione della mediocrità. Una stagione storta ci può anche stare (magari non fino a questo punto), consapevoli però che dovrà restare solo una colpevole eccezione. Per questo se da una parte tutto l’ambiente aspetta come una liberazione il giorno in cui si potrà pronunciare la parola «salvezza» senza dover ricorrere agli scongiuri, dall’altra la trasformazione mediatica di questo traguardo in una sorta di impresa sarebbe il peggior lascito che questa stagione potrebbe lasciare a tutto l’ambiente Fiorentina. Dove non può bastare «il regalo» della vittoria in un fiacco derby col Pisa, oppure la soddisfazione di aver mantenuta inviolata la propria porta con il Parma (per inciso tra i peggiori attacchi del campionato e travolto venerdì dal Torino). Serve molto di più, serve una Fiorentina consapevole della propria lunga storia. A partire da stasera. Lo riporta il Corriere Fiorentino
