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Corriere dello Sport svela: “Arrivo Vanoli? Commisso non era già più in grado di lasciare New York”

Rassegna Stampa

Corriere dello Sport svela: “Arrivo Vanoli? Commisso non era già più in grado di lasciare New York”

Redazione

18 Gennaio · 13:24

Aggiornamento: 18 Gennaio 2026 · 13:24

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"Se n'è andato in un anno in cui la Fiorentina non ha pace"

Nelle pagine del Corriere dello Sport troviamo un pezzo di Alberto Polverosi: “Il motto di Commisso era “fast, fast, fast”. Voleva fare tutto in fretta, come se sentisse di non avere tanto tempo per ricostruire la sua nuova creatura. Era arrivato come il liberatore, proprio come era capitato ai Pontello, ai Della Valle, ai Cecchi Gori e infine a lui, l’uomo che si è fatto da solo e da solo ha costruito un impero. «Qui a Firenze sono osannato», diceva Rocco nei primi giorni da presidente. Non sapeva che all’inizio sono solo sorrisi, pacche sulle spalle, auguri e complimenti, ma la fine è sempre diversa. Alla fine, se non arriva quanto la gente si aspetta, quei sorrisi e quegli auguri si trasformano in contestazione, proprio come è successo a tutti i suoi predecessori. E’ una consuetudine a Firenze. Si è risparmiato questi ultimi mesi turbolenti, ma probabilmente, se la malattia non lo avesse tormentato, la sua presenza avrebbe risolto i problemi di oggi. Commisso aveva 76 anni, gli ultimi sette li ha dedicati alla Fiorentina, che ha cominciato ad amare dal primo giorno. La sua scomparsa apre tanti, troppi rimpianti. Con Vincenzo Italiano è arrivato tre volte in finale e ha sempre perso, non è mai riuscito a salire oltre la sesta posizione e a parte il triennio viola con Italiano, che proprio oggi sfiderà la Fiorentina, non ha mai avuto troppa fortuna con i tecnici, nonostante l’affetto che tutti gli riconoscono.
Aveva iniziato con Montella, poi Iachini (“siamo uguali io e te, Beppe, siamo gente determinata”, gli diceva), Prandelli che si è dimesso, ancora Iachini. Il richiamo del sangue calabrese lo aveva spinto a scegliere Gattuso, ma fra i due era finita male prima ancora di cominciare. Quindi Italiano e infine Palladino (“per me è come un figlio”, aveva detto Rocco). Ma quel figlio, dopo la conferma, ha deciso d’improvviso di lasciare la Fiorentina. Allora la scelta è ricaduta su una figura esperta e di spessore come Pioli, licenziato mentre la squadra stava sprofondando. Quando è arrivato Vanoli, il presidente non era più in grado di lasciare New York. Poteva andare meglio, doveva andare meglio. Il rimpianto più grosso è quello dello stadio. Attenzione però, diventerà un rimorso soprattutto per la città e per chi ha deciso che il nuovo Franchi sarebbe stato ricostruito con i soldi dei contribuenti e non con quelli di Commisso. Con una guida più illuminata, Firenze avrebbe già oggi uno stadio stile il Parco Viola, il fiore all’occhiello di Rocco, una costruzione che non guarda il futuro, ma è già dentro il futuro. Se n’è andato in un anno in cui la Fiorentina non ha pace. Aveva investito 90 milioni di euro nel mercato estivo e la squadra ha risposto conquistando per mesi interi l’ultimo posto in classifica.
Un bel modo per ripagarlo. E’ scoppiata la contestazione, sono arrivate le dimissioni di Pradé, il licenziamento di Pioli, le partite inguardabili dei viola dentro uno stadio che sembra un rudere. E tutto nell’anno del centenario. E’ questo uno dei grandi dispiaceri che Firenze e la Fiorentina devono provare oggi, aver deluso il presidente nei suoi ultimi mesi di vita, avergli tolto anche l’ultimo sorriso, avergli negato l’ultima soddisfazione. Ora hanno la possibilità di un piccolo riscatto, fare in modo, tutti insieme, di conquistare la salvezza. Così da lassù arriverà una carezza”.

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