Col Parma un pomeriggio da spettatore e allora in più di un tifoso lo aspetta al varco domani allo Zini. Tant’è che, dopo la buona prestazione di Christensen in Conference contro il Rakow, più di qualche fiorentino ha avanzato un dubbio che fino a qualche tempo fa suonava con una blasfemia: «E se in questo finale di stagione fosse più utile avere tra i pali il danese, uno che esce con coraggio su tutti i palloni che spiovono in area?». Dubbio che non ha sfiorato minimamente Vanoli, che è poi quello che fino a prova contraria ha l’ultima parola. A Cremona De Gea ci sarà, con tanto di fascia al braccio. In questa settimana ha provato a staccarsi da commenti e critiche, la sua presenza sui social si è notata solo per le parole di solidarietà espresse nei confronti del collega del Tottenham Antony Kinsky, autore di due topiche (e sostituito al 18′ da Tudor) nell’ottavo di Champions contro l’Atletico Madrid, «Chi non ha mai fatto il portiere non può capire quanto sia difficile giocare in questo ruolo. Tieni la testa alta e ci riproverai» ha scritto il portiere viola.
Per la particolarità dello sviluppo del suo percorso non è un’assurdità definire quella dello Zini una delle gare più importanti (o meglio forse, pesanti) nella carriera del 35enne di Madrid. Per posta in palio, sia collettiva che individuale. Perché De Gea vuol dimostrare di essere ancora un portiere che fa la differenza, anche in chiave futura: il suo contratto con la Fiorentina scade nel giugno 2028, ma lo stipendio che percepisce (2,4 milioni di euro netti a stagione) e le prestazioni in calo costringono il ds Paratici a guardarsi intorno. De Gea ha un patto da portare a termine però, salvare la Fiorentina, in modo da poter lasciare eventualmente Firenze a giugno senza una macchia che sporcherebbe anche il suo curriculum d’élite. Lo riporta il Corriere dello Sport.
