Niente da fare. Albert Gudmundsson non riesce proprio a incidere. Il classe 1997 si conferma inconsistente, assorto, inefficace. Le partite in cui ha realmente fatto la differenza si contano sulle dita di una mano, per quanto la stagione della Fiorentina sia stata critica quasi per tutti. Quattro gol in Serie A (più tre in Conference League) per l’attaccante islandese, a fronte di un xG da 4,12 reti e quindi in linea con la sua pericolosità che resta comunque bassa. Un bottino più soddisfacente della qualità media delle sue prestazioni, il cui livello complessivo non sale o fatica tremendamente a farlo. Dopo due anni.
La gara contro l’Udinese è stata la conferma di questa sua preoccupante tendenza. Gudmundsson si è rivelato chiaramente incapace di dare un senso concreto alla sua presenza sul terreno di gioco. Non pervenuto in fase di manovra, poca precisione, zero tiri in porta, appena tre duelli vinti. Nessuna iniziativa personale nonostante il numero che porta dietro la maglia, il dieci. Scarsa intesa con Moise Kean. E una sensazione di smarrimento che ha portato all’insufficienza grave. L’allenatore puntava molto sulla sua qualità, salvo essere disilluso dai fatti e dalle statistiche di una serata da incubo.
Se vogliamo c’è l’attenuante della condizione atletica. Ricordiamo che Gudmundsson era reduce da una distorsione alla caviglia sinistra, occorsa durante la partita del 7 febbraio contro il Torino. Gli esami avevano escluso «lesioni capsulo-legamentose acute», tuttavia il ragazzo ha avuto bisogno di qualche giorno di riposo. Non a caso è stato fuori a Como e in Polonia, e ha fatto panchina contro il Pisa. Per rientrare solo al ritorno di Conference con lo Jagiellonia (venti minuti in campo). Dopodiché ha dovuto giocare obbligatoriamente a Udine per via dell’assenza di Solomon, infortunato.
Alibi a parte, è proprio dai leader tecnici che la squadra dovrebbe trarre le motivazioni per risollevarsi. Uno dei quali è Albert Gudmundsson, pagato 13 milioni di euro (più 6 per il prestito oneroso). E che in potenza si avviava a essere l’acquisto più dispendioso della storia viola, visto che inizialmente l’intesa tra Fiorentina e Genoa prevedeva il prestito oneroso a 8 milioni e l’obbligo di riscatto (condizionato) a 17 milioni, più 3,5 milioni di bonus. Il suo rendimento non avrebbe giustificato un esborso così oneroso, motivo per cui le parti hanno ridiscusso l’accordo trovandone uno più equo.
Adesso da Gudmundsson è atteso necessariamente un salto di qualità. Lo scorso giugno la Fiorentina gli ha garantito un contratto valido fino al 2029 e uno stipendio da 2,2 milioni a stagione, ma il fantasista nato a Reykjavík dovrà dimostrare di essersi meritato tanta fiducia. Il paradosso è che ha forse dato il meglio di sé nei periodi di maggiori difficoltà atletiche. Come quando all’inizio della sua avventura a Firenze l’infortunio al bicipite femorale non gli permetteva di giocare con continuità, eppure appariva più spigliato e volenteroso. È giunto il momento di lasciarsi i fantasmi alle spalle, perché la Fiorentina ha bisogno dell’estro di Gud per svoltare la stagione. Lo riporta il Corriere dello Sport.